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La sconfitta.

In questo brano C. A. Vecchi ripercorre gli ultimi momenti della sconfitta dell’esercito sabaudo presso Novara.

Il nemico profittava della della inettezza del generale. Il IV corpo d’armata, forte di 14 battaglioni, e tutta la riserva, piombano sul centro dei regi.
I bersaglieri non cedono terreno, molti i feriti, moltissimi i morti, quei della Valtellina, di recente formati e che facevano parte della brigata Solaroli, parevano soldati di lunga disciplina, e usi da gran tempo a quei micidiali combattimenti. Tanto può negli umani petti l’amore santo della libertà e della indipendenza della patria! Ed ecco Carlo Alberto accorrere di bel nuovo per sostenere i difensori di un campo sì ostinatamente conteso. Ma vi giungeva quando il nemico penetrava già nel villaggio. Ormai disperata era l’impresa, pur si vuole tentare l’ultimo sforzo. E il duca di Genova, alla testa di tre battaglioni raccozzati alla meglio, vi si dirige a piedi – già due cavalli erano morti sotto di lui e un terzo ferito – accennando con la voce e con l’esempio. Un fuoco terribile di artiglieria e moschetto semina la morte nelle file ed obbliga i soldati a ritorcere il passo. Quello fu il segno dello sbandamento generale. Il disordine è a non dirsi, nessuno ode più la voce dei capi, la confusione si radoppia nella fuga, come la neve nelle valanghe. Le truppe in folla entravano in Novara, sfinite,ansimanti, annacquate: i traini, le ambulanze, i cavalli, tutto insieme con esse, spingendosi, schiacciandosi, perchè ognuno voleva essere primo a salvarsi. Carlo Alberto fu l’ultimo.

C. A. Vecchi