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Parlando di Rivoluzione.

Era la fine del 1988 quando iniziavo ad affacciarmi al mondo alimentato dal fuoco sacro dell’adolescenza ed in Italia imperversava su tutte le radio,le tv e i mercatini della musica la canzone di Tracy Chapman – Talkin’ bout revolution – una delle canzoni di protesta più importanti degli anni 80, che alimentava gli animi di tutti coloro che sognavano un mondo migliore in cui la libertà e la giustizia sociale fossero i pilastri portanti. Si sentiva nell’aria che qualcosa stava per cambiare …… ma poi sappiamo bene come è andata a finire, come potrete vedere dalla traduzione la situazione di 30 anni fa mi sa che non era molto diversa di quella attuale.

Contenuta nell’album omonimo Tracy Chapman  del 1988, Talkin’ bout a Revolution è una delle più importanti canzoni di protesta degli anni ’80 ed è uno dei brani più noti composti dalla sua interprete Tracy Chapman.
Il testo parla delle difficoltà delle persone povere nella società occidentale, alle prese con la scarsità di denaro, la difficoltà di accedere alla sanità e di trovare un impiego e preconizza una rivoluzione che porterà tutti ad avere ciò che spetta a ciascuno.

Don’t you know you’re talking about a revolution – Non lo sai, stai parlando di una rivoluzione
It sounds like a whisper – Risuona come un sussurro
Don’t you know they’re talking about a revolution – Non lo sai, stanno parlando di una rivoluzione
It sounds like a whisper – Risuona come un sussurro
While they’re standing in the welfare lines – Mentre fanno la coda per il sussidio
Crying at the doorsteps of those armies of salvation – Piangendo alla porta di quegli eserciti della salvezza
Wasting time in unemployment lines – Sprecando tempo in coda agli uffici di collocamento
Sitting around waiting for a promotion – Restando seduti in attesa di una promozione
Don’t you know, you’re talking about a revolution – Non lo sai, stai parlando di una rivoluzione
It sounds like a whisper – Risuona come un sussurro
Poor people are gonna rise up – I poveri insorgeranno
And get their share – e si prenderanno la loro parte
Poor people are gonna rise up – I poveri insorgeranno
And take what’s theirs – e si prenderanno ciò che è loro
Don’t you know you better run, run, run, run, run, run, run, run, run, run, run, run, run – Non lo sai, faresti meglio a correre, correre, correre, correre, correre, correre, correre, correre, correre, correre, correre, correre
Oh I said you better run, run, run, run, run, run, run, run, run, run, run, run, run – Ti ho detto che faresti meglio a correre, correre, correre, correre, correre, correre, correre, correre, correre, correre, correre, correre
Cause Finally the tables are starting to turn – Perché finalmente le cose stanno iniziando a cambiare
Talking about a revolution – Parlando di rivoluzione
Yes, Finally the tables are starting to turn – Sì, finalmente le cose stanno iniziando a cambiare
Talking about a revolution oh no – Parlando di rivoluzione, oh no
Talking about a revolution oh no – Parlando di rivoluzione, oh no
While they’re standing in the welfare lines – Mentre fanno la coda per il sussidio
Crying at the doorsteps of those armies of salvation – Piangendo alla porta di quegli eserciti della salvezza
Wasting time in unemployment lines – Sprecando tempo in coda agli uffici di collocamento
Sitting around waiting for a promotion – Restando seduti in attesa di una promozione
Don’t you know you’re talking about a revolution – Non lo sai, stai parlando di una rivoluzione
It sounds like a whisper – Risuona come un sussurro
And finally the tables are starting to turn – E finalmente le cose stanno iniziando a cambiare
Talking about a revolution – Parlando di rivoluzione
Yes, Finally the tables are starting to turn – Sì, finalmente le cose stanno iniziando a cambiare
Talking about a revolution oh no – Parlando di rivoluzione, oh no
Talking about a revolution oh no – Parlando di rivoluzione, oh no
Talking about a revolution oh no – Parlando di rivoluzione, oh no

Nessun eccesso

In questo articolo Nisco loda la capacità dei siciliani di mantenere l’ordine e la legalità durante la rivoluzione, cosa che in quei frangenti non sempre si riesce a fare.

Tra tanto turbinio di uomini e cose, il Vial (capo della polizia borbonica) sperava trovare la via della salute: ad ogni istante egli attendeva d’esser chiamato a frenare uccisioni e rapine. Ma Palermo, abbandonata a sé stessa, senza guida e senza governo, si manteneva pura d’ogni eccesso di violenza. Faceva davvero meraviglia vedere una moltitudine sollevare la disciplina di ordinate milizie e non commettere alcun atto di rubamento e d’iniquità.

Nicola Nisco

LA SICILIA INSORGE

In questo pezzo Nicola Nisco ripercorre gli inizi del tentativo di insurrezione in Sicilia.

La rivoluzione di Sicilia ebbe forma speciale e nuova e fu prologo di un’era meravigliosa per i fatti che i popoli compiono contro i principi, perché non solo fu mantenuta la promessa data a scadenza fissa dal comitato siciliano al napoletano di eseguire la rivolta il 12 gennaio, festiva al nome del re, ma ancora l’annunziarono tre giorni innanzi con cartelli a stampa affissi sulle mura a Piazza, Termini, Cefalù, Misilmeri, Bagnaia e a Palermo stesso; per avvertire – ad usanza degli antichi tornei – il nemico che si andava ad attaccare.

Nicola Nisco

Rivolta nella provincia di Salerno

Intanto nella provincia di Salerno i popoli fremevano: i tre fratelli Capozzoli, della piccola terra di Bosco, perseguitati dal governo, li aizzavano: nel 1828 fu gridata la costituzione in Bosco, Centola, Camerata, Li usati, Rocca Gloriosa, San Giovanni a Piro. Francesco atterrito vi mandò con pieni poteri un Francesco Saverio del Carretto capo di gendarmi. Questo sbirro, che pochi anni innanzi aveva fatto il carbonaro, divenuto boia, col cannone spianò Bosco fin dalle fondamenta, vi rizzò una colonna a perpetuare l’infamia del sacrificio, diede la caccia ai ribelli, e formò una commissione di suoi sbirri che fece morire venti persone, fra le quali il canonico De Luca, vecchio ottuagenario, ed un guardiano dei cappuccini, condannò quindici all’ergastolo, quarantatre alla galera, molte centinaia a varie pene minori; confiscava i beni bende condannati. Nel dì 8 novembre moriva lo stupido e crudele Francesco, e nell’agonia della morte vedeva intorno al suo letto le ombre di colore che aveva fatto uccidere; onde negli ultimi deliri fu udito dire: “Che son queste grida? Il popolo vuole la costituzione? Dategliela e lasciatemi tranquillo”.

L. Settembrini