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Il grido di dolore.

Di seguito vi propongo il Discorso della Corona pronunziato da Vittorio Emanuele II il 10/1/1859 conosciuto per la famosa espressione del “Grido Di Dolore”.

Discorso della Corona pronunziato da Vittorio Emanuele il 10/1/1859:
Signori Senatori, Signori Deputati,
la nuova legislatura, inaugurata or fa un anno, non ha fallito alle speranze del Paese, alla Mia aspettazione. Mediante il suo illuminato e leale concorso, Noi abbiamo superato le difficoltà della politica estera ed interna, rendendo così più saldi quei larghi principi di nazionalità e di progresso, sui quali riposano le libere istituzioni.
……
Signori Senatori, Signori Deputati,
l’orizzonte in cui sorge il nuovo anno non è pienamente sereno, non di meno vi accingerete con la consueta alacrità ai vostri lavori parlamentari.
Confortati dall’esperienza del passato, andiamo incontro risoluti alle eventualità dell’avvenire.
Quest’avvenire sarà felice, nostra politica riposando sulla giustizia, l’amor della libertà e della Patria. Il nostro Paese piccolo di territorio acquistò credito nei consigli d’Europa perchè grande per le idee che rappresenta, le simpatie che esso ispira. Giacchè, nel mentre che rispettiamo i trattati, non siamo insensibili al grido di dolore che tante parti d’Italia si leva verso di noi.
Forti per la concordia, fidenti nel nostro buon diritto, aspettiamo prudenti e decisi i decreti della divina Provvidenza.

Le due vie del Piemonte.

Nel seguente articolo vi riportiamo un brano del discorso fatto dal Cavour il 16/04/1858 in cui descrive l’anima della politica tenuta dal Piemonte nel decennio 1848/1858.

Dopo il disastro di Novara e la pace di Milano, due vie poliche si aprivano davanti a noi. Noi potevamo, piegando il capo avanti a un fato avverso, rinunziare in modo assoluto a tutte le aspirazioni che avevano guidato negli ultimi anni il magnanimo re Carlo Alberto. Noi potevamo rinchiuderci strettamente nei confini del nostro Paese, e chinando gli occhi a terra per non vedere quanto succedeva oltre il Ticino e oltre la Magra, dedicarci esclusivamente agli interessi materiali e morali del nostro Paese, noi potevamo, in certo modo, ricominciare e continuare la politica in vigore prima del 1848, [….] noi potevamo ricominciare quella politica prudentissima che non si preoccupava che delle cose interne.
L’altro sistema invece consisteva nell’accettare i fatti compiuti, nell’adattarsi alle dure condizioni dei tempi, ma nel conservare a un tempo viva la fede che ispirato aveva le magnanime gesta di re Carlo Alberto. Consisteva nel dichiarare la ferma intenzione di mantenere i patti giurati, ma di continuare nella sfera politica quella impresa che andò fallita sui campi di battaglia.

Non vi è rivolgimento politico notevole, non vi è grande rivoluzione che possa compiersi nell’ordine materiale se preventivamente non è già preparata nell’ordine delle idee. E se noi siamo giunti ad operare questo cangiamento nell’ordine morale e nell’ordine delle idee a favore dell’Italia, noi abbiamo fatto assai più che se avessimo guadagnato parecchie vittorie.

Camillo Cavour

Atti Parlamentari – 16 aprile 1858

Dio è morto.

Ho visto
la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,
lungo le strade da pastiglie trasformate,
dentro alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,
essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
e un dio che è morto,
ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell’ estate dio è morto…

Mi han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede,
nei miti eterni della patria o dell’ eroe
perchè è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l’ ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
e un dio che è morto,
nei campi di sterminio dio è morto,
coi miti della razza dio è morto
con gli odi di partito dio è morto…

Ma penso
che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi,
perchè noi tutti ormai sappiamo
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo dio è risorto,
nel mondo che faremo dio è risorto…

F. Guccini – Nomadi