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Società Nazionale Italiana

Nel seguente articolo vi riporto il manifesto politico e la storia della Società Nazionale Italiana.

Società Nazionale Italiana
Credo Politico

La società Nazionale Italiana dichiara:
Che intende anteporre ad ogni predilezione di forma politica o di interesse municipale o provinciale il gran principio dell’indipendenza e unificazione italiana.
Che sarà per la casa di Savoia, finchè la casa di Savoia sarà per l’Italia, in tutta la estensione del ragionevole e del possibile.
Che non predilige tale o tal’altro ministero sardo, ma sarà per tutti quei ministeri che promuoveranno la causa Italiana, e si terrà estranea ad ogni questione interna piemontese.
Che crede all’indipendenza e unificazione italiana sia necessaria l’azione popolare italiana, utile a questa il concorso governativo piemontese.

Torino, 21 febbraio 1858.

La Società nazionale italiana è stata una associazione nata a Torino per iniziativa del patriota veneziano Daniele Manin e del siciliano Giuseppe La Farina con l’obiettivo di fornire un’organizzazione di sostegno al movimento unitario intorno al Piemonte.

L’associazione venne fondata nell’agosto 1857, ed ebbe come presidente Daniele Manin, che tuttavia morì poco dopo (22 settembre 1857), mentre La Farina ne era il segretario. La formazione viene fatta risalire a due lettere di Manin: del 22 gennaio 1856 e del 29 maggio 1856. Dopo la morte del Manin, nel dicembre 1857 ne divenne presidente Giorgio Pallavicino Trivulzio, in passato portavoce di Daniele Manin in Piemonte, e come vicepresidente onorario Giuseppe Garibaldi. Il vero ispiratore dell’associazione era giudicato il conte di Cavour. Anche a causa della crisi del partito d’azione mazziniano, la Società nazionale si diffuse in tutta Italia, clandestinamente nella maggior parte degli stati preunitari italiani e alla luce del sole nel Regno di Sardegna. Ebbe un ruolo rilevante nel preparare la Spedizione dei mille e fornirvi supporto nel corso della stessa. Raggiunta l’unità d’Italia(1861) l’associazione declinò lentamente, in quanto il programma dell’associazione era stato fatto proprio dal governo italiano, e nel 1862 l’associazione venne sciolta.

Nella dichiarazione costitutiva della Società veniva affermata la necessità dell’unificazione e dell’azione popolare, ribadito il principio dell’indipendenza italiana, e si identificava il mezzo per raggiungere questi obiettivi nell’appoggio a casa Savoia.

Fonte: Wikipedia.

Alessandria

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Come avete potuto vedere nell’articolo scritto da S. di Santarosa Alessandria è stata una città molto importante nei primi moti risorgimentali, di seguito avrete qualche piccola informazione su questa importante cittadina piemontese.

Alessandria; Lissandria in piemontese, Lissändria in dialetto alessandrino, Alexandria Statiellorum o Alexandria a Palea in Latino) è un comune italiano di 93.861 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia. È il terzo comune del Piemonte per popolazione e il primo per superficie. La città è collocata al centro del triangolo Torino-Milano-Genova, costituendo quindi un nodo di interscambio importantissimo per le tre città e per le regioni di cui queste fanno parte.

La città di Alessandria si fondò in un primo momento dall’unione demica di Gamondium (Gamondio), Marenghum (Marengo) e Bergolium (Bergoglio). Questo si evince nel testo dei reclami contro Cremona del 1184 dell’imperatore Federico ove indica i promotori ed autori della fondazione della nuova città: “de tribus locis, Gamunde vicelicet et Meringin et Burgul”. Non è descritto il nome del luogo dell’incontro, anche se pare già indicato con una certa precisione nella specificazione del sito sul Tanaro dove il trasferimento fu più breve: Bergoglio. Ai tre luoghi citati si aggiunsero in seguito Roboretum (Rovereto), Solerium (Solero), Forum (Villa del Foro), Vuilije (Oviglio) e Quargnentum (Quargnento). In questo le popolazioni furono supportate, economicamente, dalla “Superba” e dai comuni della Lega Lombarda in contrasto con il marchesato del Monferrato, principale alleato di Federico Barbarossa.

La data ufficiale di fondazione di Alessandria è il 3 maggio 1168, anche se in quel momento ha già raggiunto una configurazione topografica, urbanistica ed amministrativa definita. Il nome “Alessandria”, confermato in seguito, sarà assunto in onore di Papa Alessandro III, ampio sostenitore delle azioni della Lega Lombarda contro il Sacro Romano Impero e che aveva scomunicato Federico Barbarossa.

Il 29 ottobre 1174 Alessandria subì un attacco delle forze imperiali che avevano già espugnato nei mesi precedenti Susa ed Asti e che però rimasero bloccate di fronte al fossato che circondava la città: cominciò così un lungo assedio che terminò il 12 aprile 1175, Venerdì santo, con la resa degli uomini del Barbarossa. Nel 1183 dopo la Pace di Costanza e su ordine dell’Impero, la città assunse il nome di Cesarea, mantenendolo però per un breve periodo. Nel 1198 divenne Libero comune.

Il 10 marzo 1821 l’insurrezione partì da Alessandria. La città per la sua importanza strategica, era il perno intorno a cui dovevano ruotare le operazioni della congiura ed è lì che i patrioti iniziarono a convergere da ogni parte. La scintilla partì proprio dai dragoni del re sabaudo. Promotore del moto costituzionale, Giacomo Garelli, un ex ufficiale dell’esercito napoleonico. Il comandante Isidoro Palma comandante della Brigata Genova, occupò la cittadella nella notte tra il 9 e il 10 marzo con Dragoni del Re, insieme alla Brigata Genova e a un gruppo di volontari armati; il capitano delle porte fu costretto a consegnare le chiavi e venne arrestato il comandante. Guglielmo Ansaldi, comandante in seconda della Brigata Genova, proclamava la liberale Costituzione di Spagna, e sul pennone si innalzò la bandiera tricolore. All’alba del giorno seguente le artiglierie annunciarono la vittoria della libertà: la bandiera tricolore sventolava sulle torri del forte e si creò un comitato governativo provvisorio.

È l’episodio che Giosuè Carducci descrive nei versi di Piemonte, in Rime e Ritmi: «Innanzi a tutti, o nobile Piemonte, quei che a Sfacteria dorme e in Alessandria diè a l’aure primo il tricolore, Santorre di Santarosa». Durante il Risorgimento, Alessandria fu un importante centro liberale. Nell’ottobre 1859 fu scelta come capoluogo di provincia di una delle prime quattro province piemontesi, per una fetta di territorio che comprendeva anche l’astigiano. Il 25 luglio 1899 diventò la prima città italiana capoluogo di provincia ad essere governata da una Giunta a maggioranza socialista: quel giorno venne infatti eletto sindaco della città l’orologiaio Paolo Sacco.

wikipedia.