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Nicolò Tommaseo – Risorgeremo

Di seguito una famosa poesia di Nicolò Tommaseo.

Risorgeremo

Per i morti
in difesa della Patria
Risorgeranno!
Santo e salutare pensiero gli
è l’orare pe’ morti, che li prosciolga
Iddio dal peccato.
Risorgeranno.
Il corpo e la vita contenti diedero
per voler perseverare nel bene.
Quelli che s’addormentarono in un
pensiero pio,
troveranno serbata a sé
grazia grande.
Risorgeranno.
Erano apparecchiati a morire
per i cittadini. Il sangue loro
con ambo le mani sparsero sopra noi
come benedizione e salute.
Risorgeranno.
Non fidiamo nella stabilità
delle mura: ma l’Onnipotente
invochiamo, che con potestà
sua frange le posse nemiche.
Risorgeremo.

I TEMPI TERRIBILI

In questo pezzo il Cattaneo descrive le condizioni degli stati Italiani e la crescente voglia di tutti i patrioti sia sul territorio nazionale sia gli esuli di sostenere qualsiasi principe che volesse farsi carico dell’indipendenza e dell’unificazione del nostro paese.

I tempi si facevano terribili: l’Italia fremeva del sangue sciupato in Milano, in Padova, a Pavia. Gli esuli volgevano dalle terre trasmarine gli occhi all’Italia. Il proscritto Garibaldi scriveva il 27 dicembre da Montevideo al proscritto Antonini: “Io pure con gli amici penso andare in Italia ad offrire i deboli servigi nostri al pontefice o al granduca di Toscana”. E lì offerse poscia anche a quel re che lo aveva condannato a morte.
E ponevano in comune il peculio di poveri soldati per tragittare d’America in Italia quelli più poveri ancora che “volevano far dono del braccio e della vita in difesa della patria”. Né ponevano al dono condizioni superbe, né tampone un patto di costituzionali franchiglie, poiché “animati dal sempre crescente progresso che andava facendo lo spirito nazionale in Italia, e dai segni non dubbi dell’accordo tra principi e popoli, avevano sollevato l’animo a quelle medesime speranze che vedevano fomentate ed accolte dai governi del loro paese”.
E parimenti in Europa, si apprestavano gli esuli al medesimo sacrificio delle più care loro memorie, per offrire il sangue loro ai principi italiani. Gioberti scriveva da Parigi, fin dal settembre 1847, con qual gioia vi fosse accolta dai proscritti la nuova che Carlo Alberto fosse disposto a tutelare l’indipendenza italiana e collegarsi col gran pontefice, e come a tale annuncio tutte le discrepanze d’opinioni e d’affetti fossero scompare.

da C. Cattaneo: Considerazioni sulle cose d’Italia nel 1848