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Voce di uno che grida nel deserto.

Oggi vi propongo un brano del Vangelo di Marco in cui ci presenta Giovanni Battista, uno dei personaggi dei Vangeli che preferisco. Il Battista è un uomo umile, solo e forte che ha una missione: preparare il popolo alla venuta di Gesù. Non ha paura dei cosiddetti “poteri forti” del suo tempo e dava in testa ai governanti di allora avvisandoli che la loro cattiva condotta non sarebbe passata inosservata al popolo e a Dio. Per questo poi sarà giustiziato.

1Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. 2 Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. 3 Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, 4 vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5 Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6 Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. 7 E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8 Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». 9 Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. 11E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Dal vangelo secondo Marco.

La vita è missione.

In seguito al brutto periodo, in cui ha ballato sul bordo del precipizio della follia,passato dopo la fuga dalla Svizzera il Mazzini elabora il vero obiettivo della sua vita, che seguirà fino alla fine dei suoi giorni.

Rinsavii da me, senza aiuto altrui, mercè un’idea religiosa ch’io verificai nella storia. Scesi dalla nozione di Dio a quella del progresso, da quella del progresso a un concetto della vita, alla fede in una missione, alla conseguenza logica del dovere, norma suprema; e giunto a quel punto giurai a me stesso che nessuna cosa al mondo avrebbe ormai potuto farmi dubitare e sviarmene. Fu, come dice Dante, un viaggio dal martirio alla pace: pace violenta e disperata, nol nego, perchè io mi affratellai col dolore come un pellegrino nel suo mantello; pur pace, dacchè imparai a soffrire senza ribellarmi; e fui da allora in poi in tranquilla concordia con l’anima mia. Diedi un lungo tristissimo addio a tutte le gioie, a tutte le speranze di vita individuale sulla terra. Scavai con le mie mani la fossa, non degli affetti – Dio mi è testimonio ch’io li sento oggi ,canuto, come nei primi giorni della mia giovinezza – ma ai desideri, alle esigenze, ai conforti ineffabili degli affetti, e calcai la terra su quella fossa, sì che altri ignorasse l’io che vi stava sepolto. Per cagioni, parecchie visibili, altre ignote, la mia vita fu, è, e durerebbe, s’anche non fosse presso a compiersi, infelice; ma non ho pensato mai, da quei giorni in poi, un’istante, che la felicità dovesse influire sulle azioni. Benedico riverente Dio padre per qualche consolazione d’affetti – non conosco consolazioni da quelle fuori – ch’egli ha voluto, sugli ultimi anni, mandarmi, e vi attingo forza a combattere il tedio dell’esistenza che talvolta mi si riaffaccia; ma se anche quelle consolazioni non fossero, credo sarei quale sono. Splenda il cielo serenamente azzurro come in un bel mattino d’Italia o si stenda uniformente plumbeo e color di morte come tra le brume del settentrione, non vedo che il dovere muti per noi. Dio è sempre al di sopra del cielo terrestre e le sante stelle della fede e dell’avvenire splendono nell’anima nostra quando anche la loro luce si consumi senza riflesso come la lampada in sepoltura.

Da G. Mazzini: Ricordi autobiografici