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Goito

In questo articolo C.A. Vecchi ripercorre lo svolgimento della Battaglia di Goito.

Il maresciallo (Radezky) in persona si avanzava alla testa di 25000 uomini, senza segnalare il suo arrivo né per vedette né per corpi di riconoscenza. Era sua mente impadronirsi di Goito, prendere a rovescio i Lombardi e stringerli sulla riva del Mincio: la sua diritta doveva battere Goito e il nostro centro, la sua sinitra il nostro fianco destro, oltre a ciò aveva spedito 12000 delle sue genti verso Ceresara per impedire che ci gettassimo da quel lato. Ai primi fuochi, un battaglione della linea di battaglia veniva respinto dagli imperiali i quali, penetrando in quel vuoto, attaccarono gli altri al fianco e li posero in rotta. Allora la batteria posta presso il casino del Somentari cominciò a fulminare il nemico per farlo rinculare e insieme proteggere la marcia in avanti della brigata Aosta. Quel movimento di riscossa si attuava in tempo, chè i bersaglieri, ritirandosi dal fuoco, avevano messo lo scompiglio nell’8° reggimento di cuneo, il cui comandante Carcassi veniva avvisato dal capitano Lions che la posizione non poteva più essere tenuta. Quel maggiore pagava ilfio l’indomani dell’altrui colpa con la dimissione dal servizio, ed egli chiedeva l’onore di combattere come semplice soldato nel suo battaglione durante la campagna, ciò che gli venne accordato e a lui fu scala per risalire al suo posto.
Intanto la brigata d’Aosta giunge sulle prime linee. Il duca di Savoia è ferito ad una coscia nell’atto che richiama al fuoco i fuggiaschi, e pur continua a combattere. Il re, sempre in prima linea, è pure leggermente offeso all’orecchio. Una batteria nemica spintasi molto innanzi otteneva già qualche vantaggio. Accortosene, il Bava caccia immediatamente a quella volta una parte del suo centro e fa passare sulla riva sinistra del Mincio un battaglione con quattro pezzi di artiglieria. Gli imperiali battuti di fronte e di fianco stettero a segno di strage sotto i colpi dei nostri. Gli Austriaci erano però ognor soverchiati sulla linea destra. Il terreno era propizio agli assalitori e punto alla difesa dei Piemontesi, impediti a spiegarsi dalle paludi e da altri naturali impacci, laonde, percossi da una grandine di proiettili, più era in essi disciplina e vsalore, più erano le morti. Quando il marchese d’Avillars, comandante dell’ala diritta, con un abile manovra decide la vittoria. Un battaglione d’Aosta, guidato dal bravo Mollard, attacca il nemico con impeto, le Guardie lo secondano, il duca di Savoia muove innanzi tre battaglioni di Cuneo, gli imperiali vacillano all’urto. L’ala sinistra, capitanata dal generale de Ferrère, vi unisce i suoi sforzi e tenta l’ultimo colpo. Erano le sette della sera. Il nemico non regge, dà di volta e fugge precipitoso. I reggimenti di cavalleria di Aosta e Nizza – quantunque fossero ogni tratto impediti da canali e fossi profondi – lo inseguono alla portata del cannone fin presso Gazzoldo, ove vennero collocati i nostri avamposti.
In quello stante un ufficiale coperto di polvere giunge a briglie sciolte sul campo. Porta una lettera del duca di Genova al re, questi dissuggella e vi legge la resa di Peschiera. L’entusiasmo delle truppe, appena diffusa la fausta nuova fù al colmo. Grida unanimi echeggiano nell’immensa pianura di Goito di “ Viva il re! Viva il duca di Genova! Viva l’Italia!”.
L’interna gioia fiorì un leggero sorriso sulle labbra di Carlo Alberto, e voltosi ai circostanti diceva: “Ora i toscani sono vendicati!”.

Da C.A. Vecchi: L’Italia. Storia di due anni. 1848-1849

La battaglia di Goito fu un episodio della prima guerra di indipendenza. Ebbe luogo il 30 maggio 1848, quando l’esercito austriaco del feldmaresciallo Radetzky tentò di sloggiare il 1° Corpo d’armata dell’esercito sardo dalle posizioni che teneva a protezione dei ponti sul Mincio, circa 20 km a nord di Mantova, e venne invece respinto.

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