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Ferdinando II

Cominciarono gli sdegni, le congiure, le rivolte, e le condanne delle commissioni militari e della commissione di stato; ché da questo punto non vi fu un solo anno senza uno sforzo, un tentativo dei popoli, e senza una crudeltà del governo. Sfortunati furono gli sforzi dei fratelli Rossaroll; del frate Angelo Peluso, e di altri uomini di oscuro nome ma di nobile cuore, i quali gemono ancora nelle galere.

La protesta del popolo delle due Sicilie.

Nel prossimo pezzo Luigi Settembrini farà un veloce riassunto della situazione nel regno delle due Sicilie nel periodo compreso tra il 1820 e il 1825.
Nel 1820 su le montagne d’Avellino un branco d’uomini alzò il vessillo d’una costituzione che fu gridata da tutti i popoli e solennemente giurata da re Ferdinando I. La nazione non ricordò che questo re era quel desso che nel 1799 non riconobbe la capitolazione di Castelnuovo dicendo che un re non patteggia con i suoi sudditi, e che aveva le mani ancor lorde di sangue; onde ingannata, venduta, svergognata da pochi traditori credette che egli andrebbe al congresso di Laybach per far riconoscere la costituzione: egli tornò con un esercito di tedeschi. Quel che si fece non diremo: solamente in tanta vergogna, mentre i tedeschi erano a poche miglia da Napoli, il deputato Giuseppe Poerio scriveva una protesta che il Parlamento napolitano si scioglieva per forza straniera, ma che non cessava né poteva cessare di esistere, perchè fu sempre legale. Quella protesta sta negli archivi del regno, e con essa un giorno i popoli chiederanno ragion dei mali che ora patiscono dal nipote di un re spergiuro. Tornato Ferdinando a Napoli, rizzò forche, ordinò tribunali, i quali condannarono molte migliaia di uomini alla morte, alla galera, all’esilio, alle carceri, alla frusta.

Luigi Settembrini: Protesta del popolo delle due Sicilie