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I proscritti d’Italia.

 

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Una domenica dell’aprile 1821 io passeggiavo, giovanetto, con mia madre e un vecchio amico della famiglia, Andrea Gambini, in Genova, nella Strada Nuova. L’insurrezione piemontese era in quei giorni stata soffocata dal tradimento, dalla fiacchezza dei Capi e dall’Austria. Gli insorti s’affollavano, cercando salute al mare, in Genova, poveri di mezzi, erranti in cerca di aiuto per recarsi nella Spagna dove la rivoluzione era tuttavia trionfante. I più erano confinati in Sampierdarena aspettandovi la possibilità dell’imbarco; ma molti si erano introdotti ad uno ad uno in città; ed io li spiava fra i nostri, indovinandoli ai lineamenti, alle foggie degli abiti, al piglio guerresco, e più al dolore muto, cupo, che avevano sul volto. La popolazione era singolarmente commossa. Taluni fra i più arditi avevano fatto proposta ai Capi, credo Santarosa ed Ansaldi, di concentrarsi tutti nella città, dicevano, era militarmente sprovveduta d’ogni difesa, mancavano ai forti le artiglierie, e i Capi avevano ricusato e risposto: serbatevi a migliori destini. Non rimaneva che soccorrere di denaro quei poveri e santi precursori dell’avvenire; e i cittadini vi si prestavano liberamente. Un uomo di sembianze severe ed energiche, bruno, barbuto e con un guardo scintillante che non ho mai dimenticato, si accostò a un tratto fermandoci: aveva fra le mani un fazzoletto bianco spiegato, e proferì solamente le parole: per i proscritti d’Italia.

Mia madre e l’amico versarono nel fazzoletto alcune monete; ed egli si allontanò per ricominciare con altri. Seppi più tardi il suo nome. Era un Rini, capitano della Guardia Nazionale che s’era, sul cominciar di quel moto, istituita. Partì anch’egli cogli uomini pei quali si era fatto collettore a quel modo e credo morisse combattendo come tanti altri dei nostri, per la libertà della Spagna.

Quel giorno fu il primo in cui s’affacciasse confusamente all’anima mia, non dirò un pensiero di Patria e di Libertà, ma un pensiero che si poteva e quindi doveva lottare per la libertà della Patria.

G. Mazzini: Ricordi autobiografici.

Giuseppe Mazzini (Genova, 22 giugno 1805Pisa, 10 marzo 1872) è stato un patriota, politico, filosofo e giornalista italiano, nato nell’allora territorio della Repubblica Ligure, annessa da pochi giorni al primo impero francese.

Le sue idee e la sua azione politica contribuirono in maniera decisiva alla nascita dello Stato unitario italiano; le condanne subite in diversi tribunali d’Italia lo costrinsero però alla latitanza fino alla morte. Le teorie mazziniane furono di grande importanza nella definizione dei moderni movimenti europei per l’affermazione della democrazia attraverso la forma repubblicana dello Stato.