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L’alleanza con la Francia

In questo brano tratto dalle memorie di Garibaldi, l’autore manifesta tutte le sue perplessità su l’alleanza tra il Regno di Sardegna e la Francia, ma prevarrà la voglia di cacciare l’odiato straniero (l’impero Austriaco) a qualunque costo.

Bisognava arrossire ma pur confessarlo: colla Francia alleata si faceva la guerra allegramente; senza di essa, nemmeno per sogno! Tale era l’opinione della maggioranza di codesti degeneri figli del grandissimo popolo. E tuttociò per non sapere, o non volere, far uso degli elementi nazionali a disposizione, e d’essere sempre la causa del nostro povero paese in mano a malvagi, o della casta delle dottrine, assuefatta ad argomentare con lunghe ciarle, ma non ad oprare gagliardamente.
Un popolo disposto a non piegare il ginocchio davanti allo straniero è invincibile e non abbiamo bisogno di andare lontani per cercare gli esempi. Roma, dopo la perdita di tre grandi battaglie e col terribile suo vincitore alle porte, faceva sfilare le sue legioni alla vista di Annibale e le mandava in Spagna! Si trovi un esempio simile in qualunque storia del mondo! E quando si è nati sulla terra di tali portenti, colla fronte alta si possono spezzare le tracotanze straniere!
Del governo vedevo il solo Cavour a Torino.
L’idea di far al guerra col Piemonte all’Austria non era nuova per me, né quella di far tacere qualunque convincimento per me, allo scopo di far l’Italia comunque sia.
Era quel programma lo stesso che fu adottato alla partenza nostra da Montevideo per l’Italia; e quando la bella risoluzione di Manin e Pallavicino di unificare la patria Italia con Vittorio Emanuele fu comunicata a Caprera, essa mi trovò con lo stesso credo politico.
E non fu tale il concetto di Dante, Macchiavelli, Petrarca e tanti altri nostri grandi?

G. Garibaldi – Memorie –

Povere madri toscane!

In questo brano si può sentire tutta l’amarezza e la delusione del Montanelli per la sconfitta subita e per il fallimento della rivoluzione toscana. Dalle sue parole possiamo sentire tutto il dolore per la sorte di tutti quei giovani Italiani morti e per le loro madri.

Oh come tetro ai miei sguardi il sole del 29 maggio imporporava le torri di Mantova!
Ma a voi povere madri toscane, che non ritrovaste fra i reduci i figli consacrati all’Italia, a voi sovrastava ben altra amarezza….. vedere la patria ancora in catene, malgrado cotanta immolazione, vedere l’Austriaco vincitore incoronato di mirto insultare il vostro lutto sulle rive dell’Arno, vedere cancellati i nomi degli eroi dal tempio di Santa Croce dove Firenze avevali colpiti in comunione d’apoteosi con Dante!
Coraggio, povere madri, questa notte dell’anima passerà!
Leopoldo austriaco ha potuto cacciare i nomi dei ricominciatori di gloria a Toscana dal Pantheon dei nostri grandi, ma non li caccerà dai cuori toscani, dove vivono incisi a cifre d’amore.
E i loro spiriti si aggirano invisibili fra le baionette tedesche e parlano accenditrice favella alla generazione che sorge, e nel mese di maggio, quando fiorisce la rosa, e l’usignolo innamorato della rosa canta sulle rive del Mincio, la madre mantovana sparge di fiori la terra di Curtatone e Montanara e dice al figlioletto:” Qui i giovani toscani morivano gridando Viva l’Italia!” e in questa arcana corrispondenza di affetti l’idea italiana si matura.

Da G. Montanelli : Memorie sull’Italia e specialmente sulla Toscana dal 1814 al 1850.