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LO STATUTO CELEBRATO A TORINO 21-11-1848

In questo pezzo il Brofferio ci racconta i festeggiamenti a Torino il 21/11/1848 per il nuovo statuto concesso.

Gli avvenimenti chiamavano festeggiamenti a Torino tutti i Municipi dell’antico Piemonte. Compariva per la prima volta il popolo in contegno di cittadino nella pubblica via, per mostrarsi all’indomani nell’assistenza del soldato in campo, con la toga del legislatore nel Parlamento. Allo squillo dei bronzi sacri, al rimbomba delle artiglierie, si mettevano in marcia festivi drappelli che con imponente apparato occupavano da un capo all’altro le vie principali della capitale. Preceduto dal gonfalone della Commissione del Popolo, sola autorità in quel giorno, sventolava nella prima schiera lo stendardo di Genova, gloriosa delle antiche gesta, impaziente di novelle prove. Succedevano i Municipi di Cagliari, Alessandria, Sassari, Novara, Aosta, Casale, Asti, Mondovì, Vercelli, Novi, Alba, Tortona, Pinerolo, Saluzzo, Intra, Cherasco, Pallanza, di tutte, insomma, le belle e feconde provincie dell’antico Piemonte. Nessuna città, nessun borgo volle mancare all’onorata rassegna. Due bandiere procedevano in mezzo alla generale esultanza e raccoglievano al passaggio le più clamorose salutazioni. “Viva”, gridava si, “la gagliarda progenie delle Alpi, viva l’ardita navigatrice della Provenza! Viva Nizza! Viva la Savoia italiana!”. Oh Nizza, oh Savoia! Vi avremo noi perdute per sempre? Altri due drappelli raccoglievano in più special modo gli sguardi dei circostanti. Il primo era preceduto da un vessillo sul quale si leggevano tre date: 1821- 1831- 1833. Seguivano il vessillo gli esuli piemontesi che nei tempi di dolorose proscrizioni portavano le armi italiane a difesa della libertà europea. I fieri sembianti, solcato dagli anni e dai patimenti, facevano testimonianza del grande animo e delle forti opere. Il secondo drappello non aveva bandiere che lo precedente. Si componeva di uomini quasi tutti sul fiore della giovinezza, vestiti di Bruno, e con velo nero al braccio. Procedevano lenti, con dimessa fronte, con oscuro cipiglio, quasi piangessero sulla patria deserta. Si udivano al loro passaggio queste parole: “Sono i Lombardi!”.

A. Brofferio: Storia del Parlamento Subalpino