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Canzone per un’amica

Oggi cade un triste anniversario per me e per tutti i miei amici, sono quattro anni che è scomparsa una nostra cara amica con il suo pargolo di 10 mesi, mi piace ricordarla con una canzone, ciao Manu, ciao Leo.

Canzone per un’amica – Francesco Guccini

Lunga e diritta correva la strada, 
l’auto veloce correva
la dolce estate era già cominciata, 
vicino a lei sorrideva.
Forte la mano teneva il volante, 
forte il motore cantava
non lo sapevi che c’era la morte 
quel giorno che t’aspettava. 

Non lo sapevi che c’era la morte, 
quando si è giovani è strano
poter pensare che la nostra sorte 
venga e ci prenda per mano. 

Non lo sapevi ma cosa hai pensato 
quando la strada è impazzita
quando la macchina è uscita di lato
e sopra un’altra è finita. 

Non lo sapevi ma cosa hai sentito 
quando lo schianto ti ha uccisa
quando anche il cielo di sopra è crollato 
quando la vita è fuggita. 

Dopo il silenzio soltanto è regnato 
tra le lamiere contorte
sull’autostrada cercavi la vita 
ma ti ha incontrato la morte. 

Vorrei sapere a che cosa è servito 
vivere, amare e soffrire
spendere tutti i tuoi giorni passati
se presto hai dovuto partire. 

Voglio però ricordarti com’ eri, 
pensare che ancora vivi
voglio pensare che ancora mi ascolti
e come allora sorridi.

F. Guccini.

LA TRAGEDIA – L’incidente stradale si è verificato mercoledì mattina a Macchiareddu, tra Uta e Assemini. Manuela Tuveri, 32 anni, era alla guida di una Renault Megane Scenic. Sul sedile posteriore c’era il suo bambino di 10 mesi, le cui condizioni ancora oggi appaiono disperate.
Intorno alle 10 e 30 lo schianto fatale contro un tir. “Non ho potuto fare nulla per evitare lo scontro”, ha detto il conducente del camion, un rumeno di 28 anni. I due mezzi sono poi finiti in cunetta. I vigili del fuoco hanno dovuto lavorare per ore prima di riuscire a estrarre dalle lamiere accartocciate il corpo della giovane mamma, morta sul colpo.
tratto dall’unione sarda

I mercanti cacciati dal tempio

Dal vangelo secondo Marco un famoso pezzo della vita di Gesù.

I venditori cacciati dal tempio
[15]Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe [16]e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. [17]Ed insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le genti?
Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!».
[18]L’udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento. [19]Quando venne la sera uscirono dalla città.

Natività

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, lodando il signore.

Vangelo secondo Luca. 

Appello ai giovani – siete la nostra speranza!

Quando vedrete il filmato che vi propongo verso la fine ricordate le parole di S. di Santarosa di circa duecento anni fa e riflettete.

Appello ai giovani.

O giovani del mio sventurato paese! È a voi che esso ha affidato le sue ultime speranze. All’uscire dai colleggi, o dalle case paterne, pieni d’ardore e di vita, voi non vi vedete attorno che stranieri che vi umiliano; non avete dinanzi che un avvenire senza onore, senza gloria;non beni di fortuna che possiate godere con sicurezza, non piaceri che non vi possano essere avvelenati dagli insulti, dal disprezzo dei vostri padroni, o dei loro satelliti, più odiosi ancora. Si, o gioventù d’Italia, ti disprezzano, sperano che una vita molle e oziosa snervi le tue facoltà, credono che ardore e coraggio tu avrai solo a parole. Lo dicono i nostri tiranni, e sogghignano ogniqualvolta fermano su te i loro sguardi sprezzanti. Ne dubiti forse? Passa le Alpi; ovunque tu vada intenderai che persino di te i nemici di libertà e che abbian diritto di attendere gli amici da te.

S. di Santarosa