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Shardana

Oggi vi voglio proporre un servizio che ho trovato su garkaland, dove viene riproposto il mito dei Guerrieri Shardana, antichi progenitori dei Sardi moderni, l’articolo si propone di portare all’attenzione del pubblico, tra storia reale – mito – leggenda, la storia di questo popolo misterioso.

 Platone parla degli atlantidei e della loro fine ( dovuta ad un maremoto), ma la notizia che supporta la tesi è un’altra informazione del testo di Enoch, secondo cui “Dio, aprì le cateratte”. Quindi si parla di aprire un qualcosa, come una diga, in modo da rilasciare un altro qualcosa. L’apertura incontrollata, se non la distruzione di una diga risulterebbe plausibile e verosimile. Data la conformazione del Mar Mediterraneo, l’acqua si sarebbe spinta da Est verso Ovest e l’unica isola immediatamente dopo le Colonne d’Ercole(Sicilia e Tunisia) è….la Sardegna.
L’isola secondo la descrizone platonica era ricca di metalli preziosi e di sole. Effettivamente in tale regione italiana vi sono innumerevoli giacimenti di metallo(vedi es. miniere del Sulcis) e come ben sappiamo la Sardegna è anche ricca di sole. In quell’epoca gli archeologi ci dicono che esisteva una popolazione chiamata Shardana, popolo antichissimo, forte nella guerra, tanto che molti di questi venivano assoldati come mercenari da molti popoli vicini, come il caso degli egizi per soffocare una rivolta interna del 1351 a.C. epoca di Nefertiti e Amenophe  IV o nella famosissima battaglia di Quadesh dove Ramses II(Egitto) andò in guerra con la sua guardia personale di 200 shardana e altri suoi uomini contro gli ittiti(che a loro volta avevano alcuni mercenari shardana “dal cuore ribelle”).

Venivano chiamati come uomini dei paesi stranieri, delle isole dell’occidente, in grado di navigare come nessun altro, tanto che potevano permettersi grazie alla loro tecnologia e conoscenza di uscire dal Mediterraneo e giungere i posti molto lontani, come l’Africa Centrale e l’Inghilterra(numerosi reperti shardana sono stati ritrovati in accampamenti di popolazioni abitanti queste zone), questo garantiva loro una grande mole di ricchezza. Gli ebrei ed i popoli cananei gli intendono come i popoli del mare, i greci invece come i precursori dei micenei i quali avevano base a Creta(altra civiltà scomparsa misteriosamente). Insomma in quell’epoca i shardana potevano permettersi di essere egemoni nel Mediterraneo(sia orientale che occidentale), ma le caratteristiche in comune con gli atlantidei non finiscono qui. Infatti chiunque sia stato in Sardegna avrà visto sicuramente i nuraghi, grandi torri di pietra formate da enormi blocchi senza alcun tipo di malta o sostanza di congiunzione.
L’idea che uomini che la storia dei banchi di scuola definisce come quasi primitivi per l’epoca avessero potuto costruire cose così grandi e perfette, con il solo aiuto della loro forza fisica è a dir poco sciocco! Il popolo nuragico, da cui derivano i shardana, era molto più antico dei greci e degli egizi, raccontano fonti vediche che conoscevano il segreto della vita, ovvero la forza della “voce”. Secondo questa “voce” i shardana(come i nuragici) potevano spostare enormi blocchi di pietra facendoli levitare letteralmente dalla cava al sito di costruzione.

Dunque una vibrazione che in un certo modo poteva ridurre la densità degli oggetti, in modo da annullarne il peso e permettere la costruzione senza troppi sforzi. Si dice inoltre secondo i veda che fu proprio questa loro conoscenza ad essere la loro rovina, perchè questo potere li avvicinava troppo ad essere delle divinità, così Dio decise di punirli per la loro arroganza. Tornando ai nuraghe, vi siete mai accorti che sono tutti posti e distrutti verso Ovest? E che solo quelli in montagna o in alta collina sono ancora tutti in piedi?
Coincidenza? L’onda anomala provocata dalla distruzione della diga si scagliò con gran forza sulle isole dell’Egeo (Creta compresa), poi proseguì la sua corsa incanalandosi verso Ovest, superando le Colonne e giungendo in Sardegna, invadendo il Campidano per andare a finire oltre la penisola iberica e l’Oceano Atlantico.
Nella storia greca(Plutarco 1400 a.C.) si parla inoltre del popolo degli shardan proveniente da un’isola dell’Ovest,che rapissero le donne ateniesi e che quando venivano catturati ridevano prima di essere giustiziati(riso sardonico: da cui è derivata l’espressione “ironia”). Ironia del destino anche i micenei scomparvero dalla storia, lasciando così libero campo ai greci che finalmente liberi taquero sul loro passato di servitù, ma questa è un’altra storia.

Il suono del silenzio (The sound of silence)

Oggi vista la situazione politica internazionale e nazionale vi propongo la traduzione di una canzone di Simon e Garfunkel, The sound of Silence, che spero possa essere una fonte di riflessione per tutti.

The sound of silence, inizialmente The sounds of silence (al plurale), fu registrata come pezzo acustico per il primo album del duo Simon & Garfunkel, Wednesday Morning, 3 A.M., il 10 marzo del 1964, ma dopo l’aggiunta degli strumenti elettrici uscì anche come singolo. Un successo intramontabile, che nonostante i suoi cinquantaquattro anni, continua a suonare emozionante ed attuale. Per la sua inconfondibile dolcezza, per la sua vena poetica, per essere riuscito a concentrare in tre minuti la vera bellezza della musica.

Il tema portante della canzone è l’incomunicabilità, la difficoltà degli uomini di dare un senso alle proprie parole, rendendo inutili anche quelle pronunciate da altri. Così si è costretti a rifugiarsi nel silenzio, ma è un silenzio assordante, in cui implodono tutte le cose importanti taciute per la paura dell’incomprensione, e tutte quelle urlate nell’impassibile freddezza di chi non sa ascoltarle. Molti hanno visto nel componimento un riferimento allo sgomento del popolo americano per la perdita del Presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy, ucciso tragicamente il 22 novembre 1963; ma Simon e Garfukel hanno sempre smentito queste supposizioni.

Salve oscurità, mia vecchia amica
ho ripreso a parlarti ancora
perché una visione che fa dolcemente rabbrividire
ha lasciato in me i suoi semi mentre dormivo
e la visione che è stata piantata nel mio cervello
ancora persiste nel suono del silenzio
Nei sogni agitati io camminavo solo
attraverso strade strette e ciottolose
nell’alone della luce dei lampioni
sollevando il bavero contro il freddo e l’umidità
quando i miei occhi furono colpiti dal flash di una luce al neon
che attraversò la notte… e toccò il suono del silenzio
E nella luce pura vidi
migliaia di persone, o forse più
persone che parlavano senza emettere suoni
persone che ascoltavano senza udire
persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato
e nessuno osava, disturbare il suono del silenzio
“Stupidi” io dissi, “voi non sapete
che il silenzio cresce come un cancro
ascoltate le mie parole che io posso insegnarvi,
aggrappatevi alle mie braccia che io posso raggiungervi”
Ma le mie parole caddero come gocce di pioggia,
e riecheggiarono, nei pozzi del silenzio
e la gente si inchinava e pregava
al Dio neon che avevano creato.
e l’insegna proiettò il suo avvertimento,
tra le parole che stava delineando.
e l’insegna disse “le parole dei profeti
sono scritte sui muri delle metropolitane
e sui muri delle case popolari.”
E sussurrò nel suono del silenzio

San Tommaso

Oggi vi propongo un brano del vangelo di Giovanni, uno dei pochi in cui appare la figura di Tommaso, in cui possiamo leggere un’altro aspetto dell’animo umano.

1 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 3 Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7 e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. 10 I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa.
11 Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 12 e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». 14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15 Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». 16 Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». 17 Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». 18 Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22 Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28 Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
30 Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Giovanni 20/ 1-31

Signor tenente

Signor tenente è una canzone scritta e cantata da Giorgio Faletti. La canzone viene presentata al Festival di Sanremo 1994 e arriva al 2º posto della classifica finale della kermesse canora vincendo il Premio della Critica.
 Il brano vuole essere una denuncia delle condizioni lavorative delle forze dell’ordine in un periodo in cui era ancora viva “l’eco” delle bombe del ’92 e ’93 .

Forse possiamo cambiarla ma è l’unica che c’è
Questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole
Forse cent’anni o duecento è un attimo che va
Fosse di un attimo appena
Sarebbe come
Tutti vestiti di vento ad inseguirci nel sole
Tutti aggrappati ad un filo e non sappiamo dove, dove
Minchia signor tenente che siamo usciti dalla centrale
Ed in costante contatto radio
Abbiamo preso la provinciale
Ed al chilometro 41 presso la casa cantoniera
Nascosto bene la nostra auto che si vedesse che non c’era
E abbiam montato l’autovelox e fatto multe senza pietà
A chi passava sopra i 50 fossero pure i 50 di età
E preso uno senza patente (e preso uno senza patente)
Minchia signor tenente faceva un caldo che se bruciava
La provinciale sembrava un forno
C’era l’asfalto che tremolava e che sbiadiva tutto lo sfondo
Ed è così tutti sudati che abbiam saputo di quel fattaccio
Di quei ragazzi morti ammazzati
Gettati in aria come uno straccio caduti a terra come persone che han fatto a pezzi con l’esplosivo
Che se non serve per cose buone può diventar così cattivo
Che dopo quasi non resta niente
Minchia signor tenente e siamo qui con queste divise
Che tante volte ci vanno strette
Specie da quando sono derise da un umorismo di barzellette
E siamo stanchi di sopportare quel che succede in questo paese
Dove ci tocca farci ammazzare per poco più di un milione al mese
E c’è una cosa qui nella gola, una che proprio non ci va giù
E farla scendere è una parola
Se chi ci ammazza prende di più di quel che prende la brava gente
Minchia signor tenente lo so che parlo col comandante
Ma quanto tempo dovrà passare
Che a star seduto su una volante la voce in radio ci fa tremare
Che di coraggio ne abbiamo tanto
Ma qui diventa sempre più dura quanto ci tocca fare i conti con il coraggio della paura
E questo è quel che succede adesso
Che poi se c’è una chiamata urgente se prende su e ci si va lo stesso
E scusi tanto se non è niente (e scusi tanto se non è niente)
Minchia signor tenente per cui se pensa che c’ho vent’anni
Credo che proprio non mi dà torto
Se riesce a mettersi nei miei panni magari non mi farà rapporto
E glielo dico sinceramente
Minchia signor tenente.

La Grande meretrice.

Oggi vi voglio proporre due brani molto interessanti, uno di Isaia e uno tratto dall’Apocalisse di Giovanni, buona lettura.

Il re di Babilonia sarà deriso con questa canzone:
Ecco questa è la fine del re crudele!
Ora non opprime più la gente!
Il Signore ha tolto il potere al governatore iniquo, a quel tiranno spietato:
che colpiva i popoli con furore e non dava loro tregua,
con ira scatenata assoggettava le nazioni…
omissis…
Avevi deciso di scalare il cielo
e di porre il tuo trono sulle stelle più alte
Pensavi di sedere come un re
sulla montagna di settentrione
dove si radunano gli dei
Volevi salire in cielo, oltre le nuvole,
per diventare simile all’Altissimo.
E invece sei stato precipitato negli inferi,
nelle profondità dell’abisso! »   (Isaia 14,4-17)

17 1 E uno dei sette angeli, che hanno le sette coppe, venne e parlò con me: «Vieni, ti mostrerò la condanna della grande prostituta, che siede presso le grandi acque. 2 Con lei si sono prostituiti i re della terra, e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione». 3 L’angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, che era coperta di nomi blasfemi, aveva sette teste e dieci corna. 4 La donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle; teneva in mano una coppa d’oro, colma degli orrori e delle immondezze della sua prostituzione. 5 Sulla sua fronte stava scritto un nome misterioso: «Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra». 6 E vidi quella donna, ubriaca del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore. 7 Ma l’angelo mi disse: «Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, quella che ha sette teste e dieci corna. 8 La bestia che hai visto era, ma non è più; salirà dall’abisso, ma per andare verso la rovina. E gli abitanti della terra il cui nome non è scritto nel libro della vita fino dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era, e non è più; ma riapparirà. 9 Qui è necessaria una mente saggia. Le sette teste sono i sette monti sui quali è seduta la donna. E i re sono sette: 10 i primi cinque sono caduti; uno è ancora in vita, l’altro non è ancora venuto e, quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco. 11 La bestia, che era e non è più, è l’ottavo re e anche uno dei sette, ma va verso la rovina. 12 Le dieci corna che hai visto sono dieci re, i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale per un’ora soltanto, insieme con la bestia. 13 Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia. 14 Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re; quelli che stanno con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli». 15 E l’angelo mi disse: «Le acque che hai visto, presso le quali siede la prostituta, simboleggiano popoli, moltitudini, nazioni e lingue. 16 Le dieci corna che hai visto e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco. 17 Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia, finché si compiano le parole di Dio. 18 La donna che hai visto simboleggia la città grande, che regna sui re della terra».

Apocalisse di San Giovanni parte 17 versione della CEI.

Caino e Abele

Di seguito vi propongo il famoso brano del quarto libro della Genesi in cui si possono leggere alcuni aspetti dell’animo umano, dalla gelosia fino alla necessità di sentirsi amati passando attraverso il fuoco dell’odio.

4 Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo dal Signore». 2 Poi partorì ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.
3 Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore;4 anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, 5 ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. 6 Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? 7 Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo».8 Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. 9 Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?». 10 Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! 11 Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. 12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra». 13 Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono? 14 Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere». 15 Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato. 16 Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.
La discendenza di Caino
17 Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio. 18 A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamech. 19 Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Zilla. 20 Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. 21 Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto.22 Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama.
23 Lamech disse alle mogli:
Ada e Zilla, ascoltate la mia voce;
mogli di Lamech, porgete l’orecchio al mio dire:
Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura
e un ragazzo per un mio livido. 
24 Sette volte sarà vendicato Caino
ma Lamech settantasette».
Set e i suoi discendenti
25 Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. «Perché – disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso».
26 Anche a Set nacque un figlio, che egli chiamò Enos. Allora si cominciò ad invocare il nome del Signore.

Sacra Bibbia versione Cei.

L’estate sta finendo.

Oggi dopo essermi svegliato mi sono affacciato alla finestra e ho visto che il cielo era nuvoloso, ho guardato il calendario che segnava 31/08 e l’idea che un’altra estate era passata ha invaso ogni angolo del mio cervello portando quella dolce malinconia che ci prende alla fine della bella stagione.

L’estate sta finendo
E un anno se ne va
Sto diventando grande
Lo sai che non mi va.
 
In spiaggia di ombrelloni
Non ce ne sono più
È il solito rituale
Ma ora manchi tu
Uh uh uh.
 
La-languidi bri-brividi
Come il ghiaccio bruciano
Quando sto con te.
 
Ba-ba-ba-baciami
Siamo due satelliti
In orbita sul mar.
 
È tempo che i gabbiani
Arrivino in città
L’estate sta finendo
Lo sai che non mi va.
 
Io sono ancora solo
Non è una novità
Tu hai già chi ti consola
A me chi penserà
Ah ah ah.
 
La-languidi bri-brividi
Come il ghiaccio bruciano
Quando sto con te.
 
Ba-ba-ba-baciami
Siamo due satelliti
In orbita sul mar.
 
Ba-ba-ba-ba-babaciami…
Ba-ba-ba-ba-babaciami…
Ba-ba-ba-ba-babaciami…
Ba-ba-ba-ba-babaciami…
 
L’estate sta finendo
E un anno se ne va
Sto diventando grande
Lo sai che non mi va.
 
Una fotografia
è tutto quel che ho
Ma stanne pur sicura
Io non ti scorderò.
 
L’estate sta finendo
E un anno se ne va
Sto diventando grande
Anche se non mi va.
 
L’estate sta finendo
L’estate sta finendo
L’estate sta finendo
Uoh oh oh oh
L’estate sta finendo…

L’estate sta finendo dei Righeira.
I Righeira sono un gruppo musicale italiano formato da Stefano “Michael” Rota (Torino, 1º ottobre 1961) e Stefano “Johnson” Righi (Torino, 9 settembre 1960). Furono prodotti dai La Bionda (duo) dal 1983 fino al 1987, il loro periodo di maggior successo discografico.
Maggiori successi:

1983 – Vamos a la playa (Spanish version)/Vamos a la playa (Italian version) La Bionda Music (CGD, 10457 Distribuzione)
1984 – No tengo dinero/Dinero scratch (La Bionda Music /CGD, 10524)

1985 – L’estate sta finendo/Prima dell’estate (La Bionda Music/CGD, 10615)

Per gli amanti della teoria del complotto e per tutti coloro che cercano degli spunti di riflessione vi riporto una leggenda che gira negli ambienti musicali che fa dei Righeira ( che per la maggior parte degli italiani sono autori solo di musica leggera senza impegno sociale) attivisti anti americani con un forte impegno contro le ingiustizie della società occidentale.

Siamo nel 1976, i Bee Gees spopolano ovunque con ‘You Should Be Dancin‘ e la disco music sembra essere la nuova grande passione dei giovani. Henry Kissinger, che osserva da lontano, ha una bizzarra intuizione: la disco music è la mossa decisiva per vincere la Guerra Fredda. E così dà il via all’operazione della Cia denominata, appunto, ‘You Should Be Dancin’, con l’ obiettivo di allontanare i giovani dalla contestazione e portarli verso le discoteche. Film, canzoni, videoclip e artisti: tutto è manovrato ad arte. Il piano sembra funzionare e la contestazione giovanile inizia a sgretolarsi. Ma da qualche parte qualcuno resiste ancora. Sono i fratelli Righeira, che cantano in spagnolo, la lingua del Che e della rivoluzione, e scrivono testi militanti come ‘Vamos a la playa‘, brano zeppo di riferimenti alla bomba atomica. La loro, è una disco music di protesta. Kissinger non ha dubbi: vanno eliminati. E decide di farlo durante la serata finale del Festivalbar del 7 settembre del 1985. Ma a salvarli, ci pensa un vecchio amico: il loro professore di ginnastica del liceo, l’uomo che li ha seguiti sin dall’inizio della loro carriera e che ha una strana somiglianza con Gino Donè.
Fonti:
Almost True, Guerra Fredda e Bee Gees, puntata del  lunedì 10 settembre 2012,rai 2, condotto da Carlo Lucarelli .

Sandro Pertini dixit

In seguito alla pubblicazione fatta dall’Istat la settimana scorsa sui dati della povertà in Italia e sulla disoccupazione giovanile, in cui si certificava che almeno 5 milioni di Italiani sono molto poveri e che il 20% dei giovani non studia e non cerca lavoro, mi sono tornate alla mente le parole del nostro compianto Presidente Pertini fatte circa 34 anni fa, ma sempre attuali.

« Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. Se il prezzo fosse la libertà, io questa riforma la respingerei. […] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. […] Questa non è la libertà che intendo io. »
Sandro Pertini

Ambizione, è un bene o un male?

Dall’origine dei tempi l’uomo ha sempre ambito di essere come Dio, questa ambizione se da una parte ci spinge a sapere sempre di più dall’altra ci porta spesso e volentieri a non riflettere sulle conseguenze a cui portano queste conoscenze, quindi l’ambizione è un pregio o una condanna?

Dal capitolo 3 della Genesi.
1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «E’ vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?».
2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,
3 ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete».
4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!
5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male».
6 Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.
7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
8 Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.
9 Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?».
10 Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».
11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».
12 Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato».
13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
14 Allora il Signore Dio disse al serpente: sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.
15 Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».
16 Alla donna disse: i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».
17 All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita.
18 Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre.
19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».
20 L’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.
21 Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì.
22 Il Signore Dio disse allora: «Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!».
23 Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.
24 Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita.

Italofobia

Vi rendo omaggio Nicola e Bart
per sempre restino qui nei nostri cuori
il vostro estremo e finale momento
quell’agonia è il vostro trionfo.

Vanzetti, ebbe a dire rivolgendosi per l’ultima volta al giudice Thayer:
« Io non augurerei a un cane o a un serpente, alla più bassa e disgraziata creatura della Terra — non augurerei a nessuna di queste ciò che ho dovuto soffrire per cose di cui non sono colpevole. Ma la mia convinzione è che ho sofferto per cose di cui sono colpevole. Sto soffrendo perché sono un anarchico, e davvero io sono un anarchico; ho sofferto perché ero un Italiano, e davvero io sono un Italiano […] se voi poteste giustiziarmi due volte, e se potessi rinascere altre due volte, vivrei di nuovo per fare quello che ho fatto già. »

Il pregiudizio contro gli italiani (conosciuto come antitalianismo o  italofobia) è un fenomeno di discriminazione etnica contro gli italiani e l’Italia.
Il fenomeno è presente soprattutto nei paesi del Nordamerica (Stati Uniti d’America, Canada), dell’Europa centro-settentrionale (Germania, Svezia, Austria, Svizzera, Belgio, Francia, Regno Unito) e balcanici (Slovenia e una parte della Croazia). Le cause sono attribuite all’emigrazione italiana di massa avvenuta tra il XIX e il XX secolo, a eventi storici, soprattutto di natura bellica, o a ostilità nazionalistiche ed etniche.
Nel linciaggio di New Orleans (1891) furono linciati 9 italiani, tutti siciliani, accusati di aver ucciso il capo della polizia urbana.
Il massacro di Aigues-Mortes, nell’agosto del 1893, fu scatenato da un conflitto tra operai francesi e italiani (soprattutto piemontesi, ma anche lombardi, liguri, toscani) impiegati nelle saline di Peccais, che si trasformò in un vero e proprio eccidio con nove morti e un centinaio di feriti tra i lavoratori italiani. La tensione che ne seguì fece sfiorare la guerra tra i due Paesi.
A Tallulah (Louisiana), nel luglio del 1899 furono linciati 5 italiani (tre fratelli e altri due estranei alla vicenda), accusati di aver ferito il dottore del paese dopo che questi aveva ucciso una capra appartenente ai tre fratelli
In un tribunale dell’Alabama, nel 1922 (processo Rollins versus Alabama), una donna italiana venne dichiarata “non appartenente alla razza bianca”, criterio sul quale si fondò il giudizio della corte.
Durante il processo agli anarchici italiani Sacco e Vanzetti, avvenuto a Boston nel 1927, il pregiudizio contro gli immigrati (italiani) emerse con chiarezza e contribuì, pur non essendo il pregiudizio decisivo, alla loro condanna a morte.
A Kalgoorlie, in Australia Occidentale, nel 1934 le case abitate dai provenienti dal Sud Europa vennero incendiate e gli italiani, gli jugoslavi e i greci dovettero scappare dalla città.
In Istria e Dalmazia, tra il 1943 e il 1970, furono costretti all’esilio più di 300.000 italiani e ne furono uccisi tra i 15.000 e i 30.000.
Il sentimento anti-italiano in Svizzera si manifestò nel 1971 con l’uccisione dell’immigrato italiano Alfredo Zardini.
Il presidente statunitense Richard Nixon, durante la sua visita in Italia all’inizio degli anni settanta, dichiarò che gli italiani non solo si comportavano in modo diverso dagli altri europei, ma avevano anche un “odore” diverso.
La copertina della rivista tedesca Der Spiegel nel 1977, il periodo più acuto degli anni di piombo, mostrava la foto di un piatto di spaghetti conditi con sopra una pistola, in riferimento alla presenza del terrorismo in Italia. Fu replicata nel 2006, in occasione dei mondiali di calcio: l’intento era ironico, ma con sfumature razziste, vista la decontestualizzazione dell’immagine (originariamente riferita a fatti di violenza).
Nel 1990 all’appassionato di golf John A. Segalla, ricco imprenditore dello Stato del Connecticut, venne negata l’iscrizione a un prestigioso ed esclusivo circolo del golf a causa del cognome italiano. Per tutta risposta si costruì un proprio campo da golf nel 1993.
In una rivista giapponese del 2006 è apparsa una classifica intitolata Itaria-jin no ya-na tokoro besto ten (Le dieci cose peggiori degli italiani), che li descrive come bugiardi, ritardatari e irrispettosi delle regole.
Nel 2006 il quotidiano tedesco Die Zeit pubblica sulla versione on-line un articolo sulla qualificazione dell’Italia (a spese della Germania) alla finale dei Mondiali di calcio del 2006, titolandolo Mafia in Finale; l’intento è satirico, ma viene considerato offensivo e di cattivo gusto.
Il 10 ottobre 2007, in Germania, il Tribunale di Bückeburg ha ridotto da 8 a 6 anni di carcere la pena di un cameriere italiano riconosciuto colpevole di stupro, sequestro di persona e violenza di gruppo verso la sua ragazza. Nel formulare la sentenza si tenne anche in considerazione la sua origine sarda: “Si deve tenere conto delle particolari impronte culturali ed etniche dell’imputato. È sardo. Il quadro del ruolo dell’uomo e della donna, esistente nella sua patria, non può certo valere come scusante, ma deve essere tenuto in considerazione come attenuante”.
Nel 2008, in Germania, la catena di negozi Media Markt ha commissionato una serie di spot pubblicitari che hanno per protagonista un italiano vestito come un buzzurro(canottiera con stemma tricolore, occhiali da sole sulla fronte, catena d’oro al collo, baffetti neri e parlata maccheronica), che si comporta come un truffatore sempre pronto a turlupinare il prossimo compiacendosi dei suoi biechi sotterfugi. La macchietta appare molto simile al personaggio di Alberto Bertorelli, protagonista di una vecchia sit-com della BBC.
Nel 2009 nei canali televisivi olandesi è iniziato a girare uno spot che, per spronare i cittadini a studiare le lingue, mostrava un uomo olandese insultare tre pizzaioli italiani chiamandoli “pagliacci di pasta” (“pastapippo”), giacché li aveva sentiti mentre facevano apprezzamenti in italiano sulla figlia.
Nel 2012, a proposito del naufragio della Costa Concordia, il settimanale tedesco Der Spiegel sembra assumere Francesco Schettino a simbolo del modo di comportarsi degli italiani, provocando una replica di Alessandro Sallusti sul Giornale. Tuttavia si trattò di un fraintendimento, dovuto a una errata traduzione dell’articolo, che anzi invitava a non generalizzare tali eventi di cronaca.
Fonte: wikipedia

Tanto per non dimenticare come il resto del mondo ci vede, come ci tratta e cosa pensa di noi! Il cantante direbbe……. Qualsiasi cosa fai, ovunque te ne vai sempre pietre in faccia riceverai, sarà così finchè vivrai…
Poi i razzisti siamo noi…..