Le dimissioni di Cavour

In questo articolo possiamo leggere il duro scontro avvenuto tra il Re V. Emanuele II e Cavour in seguito al tradimento di NapoleoneIII che impone all’Italia un iniquo trattato di pace .

Il bacio della morte

Cavour lo lesse, però man mano che andava innanzi nella lettura gli si accendeva il volto e cresceva l’orgasmo. Quando poi giunse a quel punto nel quale è detto che tutti i sovrani d’Italia avrebbero formato una lega presieduta dal Papa, allora non si contenne piu’ e proruppe altamente dicendo al Re di sperar bene che non avrebbe apposto la sua firma a quel trattato ignominioso. E qui dette sfogo lungamente all’animo esarcebato bollando con parole roventi la condotta dell’Imperatore. E ricordando al Re che tanti secoli gloriosi di Casa Savoia sarebbero stati contaminati per sempre e facendo appello disperato a tutti i sentimenti dell’animo, ora supplice ora minaccioso, lo scongiurò a respingere ciò che egli chiamava inique proposte.

Mirabile fu il sangue freddo col quale il Re ascoltò lo sfogo di Cavour. Quando ebbe finito, il Re gli disse:” Sta bene, Cavour, io pure avevo pensato molto di quanto lei mi ha detto, ma non è colpa mia se l’Imperatore non vuol continuare la guerra; e poiché non è possibile farlo recedere, la cosa migliore è di piegarsi nobilmente alla forza degli eventi anziché abbandonarsi ad atti inconsulti”.

Malgrado l’evidenza del ragionamento, Cavour concluse che se il Re voleva accettare era libero di farlo, ma ch’egli non non intendeva assolutamente di rendersene solidale egli offriva le sue dimissioni.

Sempre con calma il Re gli rispose che le dimissioni erano accettate fin da quel momento. Ma poi, quasi fosse ferito piu’ da quell’atto che dalle parole iraconde, fattosi piu’ severo e alzando man mano la voce, disse:” Oh, per lor signori le cose vanno sempre bene, perchè aggiustano tutto con le dimissioni, ma chi non si può levare d’impaccio così comodamente sono io che non posso disertare. Si fa insieme la strada e quando si è nel fitto delle difficoltà, allora mi lasciano solo ad affrontarle, solo responsabile in faccia al Paese e alla storia”.

Quindi, accennando il Ministro a continuare, il Re lo interruppe dicendo:” Ella non è in condizioni di continuare questo colloquio, vada a riposare, e il riposo le darà calma e consiglio; domani ne riparleremo”.

Dal racconto di C. Nigra a Livio Minguzzi, 1908

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