IL SACERDOTE LAOCOONTE

In quest’articolo vi riporto un pezzo molto toccante tratto dal secondo libro dell’Eneide, la tragedia del sacerdote Laocoonte ( che cercava di dissuadere i troiani a non portare il cavallo di legno dentro Troia) e dei suoi figli.

Con tali insidie e con l’arte dello spergiuro Sinone
la cosa fu creduta e catturati con inganni e lacrime costrette
quelli che non domarono nè il Tidide nè Achille larisseo,
non dieci anni , non mille carene.
Qui un’altra cosa maggiore si presenta ai miseri e più
tremenda e turba gli animi inesperti.
Laocoonte, sacerdote estratto a sorte per Nettuno,
presso i solenni altari uccideva un enorme toro.
Ma ecco da Tenedo serpenti gemelli per l’alto mare tranquillo
(inorridisco raccontandolo) con immensi giri
incombono sul mare ed insieme si dirigono ai lidi;
ma i loro petti alzati tra i flutti e le creste
sanguinee superano le onde l’altra parte raccoglie
dietro e incurva i dorsi immensi con una spira.
C’è un fragore, spumeggiando il mare; ed ormai tenevano i campi
iniettati gli ardenti occhi di sangue e di fuoco
lambivano le sibilanti bocche con le lingue vibranti.
Scappiamo pallidi in volto. Quelli in schiera sicura
vano su Laocoonte; ed anzitutto entrambi i serpenti,
abbracciati i piccoli corpi dei due figli
li avvolgono e divorano col morso le misere membra;
poi afferran lui stesso che accorre e porta le armi
e lo legano con enormi spire; ed ormai
abbracciatolo due volte nel mezzo, due volte circondatogli
il collo con gli squamosi dorsi lo superan con testa ed alti colli.
Egli tenta con le mani divellere i nodi
macchiate le bende di bava e nero veleno,
insieme alza alle stelle terribili grida:
quali i muggiti, quando un toro ferito sfugge l’altare
e scuote dal capo la scure incerta.
Ma i draghi gemelli di corsa fuggono ai sommi templi
e cercano la rocca della crudele tritonide,
si nascondono sotto i piedi della dea e sotto il cerchio dello scudo.

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