La battaglia di Solferino e San Martino

Oggi vi propongo un pezzo di E. de Amicis che ci ricorda la battaglia di Solferino e San Martino.

V’era da una parte un possente esercito, famoso per guerre lunghe e ostinate, per tenace saldezza di disciplina, per gagliarda virtù di soldati; percosso già quattro volte dall’avversa fortuna, ma pieno ancora di quella orgogliosa baldanza che viene da una consuetudine antica di prepotenza e d’impero, animato dalla presenza d’un giovane monarca, fierissimamente risoluto ad una riscossa solenne; espertissimo dei luoghi, in luoghi formidabili posto, appoggiato ad altri più formidabili.
D’altra parte, l’esercito che porta scritto sulle sue bandiere: Marengo, Austerlitz, Jenna, Friendland; l’esercito delle memorie meravigliose; i vecchi reggimenti esercitati sulle sabbie africane, ardenti ancora del trionfo di Magenta, belli, impetuosi, audaci, superbi. E accanto a loro un piccolo esercito, condotto da un re valoroso ed amato, bollente dell’ira accumulata da dieci anni, da dieci anni preparato, con cura infaticabile e geloso affetto, a quel giorno. E dietro a questi due eserciti l’eco ancor viva dell’immenso grido di libertà mandato al cielo da Milano redenta, e fresco il profumo dei suoi fiori, e calde le sue lagrime di gratitudine. E dinanzi, al di là dei nemici, al di là dei baluardi, al di là ancora delle terre, lontana, solitaria, circonfusa di mistero gentile e melanconico, un’altra città grande e sventurata, bella di una bellezza familiare all’anima, fin dai primi anni, nelle fantasie dei poeti e dei pittori, sognata da fanciulli, sospirata dai giovanetti, amata poi col palpito delicato e soave dell’amor di patria, e compianta sempre con un sentimento singolare di pietà, come una sorella offesa, Venezia!

Ricordi del 1870 – 71 E. de Amicis

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