Burrida a sa Casteddaia

Oggi per la categoria ricette tradizionali vi propongo la Burrida a sa Casteddaia, tipico piatto cagliaritano che per chi viene in visita a Cagliari è un must da assaggiare.

Difficoltà: Media
Preparazione: 20 minuti
Cottura: 45 minuti
Dosi: per 4 persone
Ingredienti:
800 gr di gattucci di mare
8 noci
1 bicchiere di aceto di vino bianco
2 spicchi d’aglio
Olio extravergine di oliva
sale

Preparazione:
come prima cosa pulire i pesci eliminando sia la testa che le interiora. Mettete da parte i fegatini e fateli bollire per 2 minuti in un tegamino;
portate ad ebollizione una pentola d’acqua salata, immergete i gattucci e fate bollire per un quarto d’ora;
scolateli, fateli raffreddare appena e spellateli. Una volta puliti tagliateli in tranci e metteteli in un’insalatiera;
pulite e sminuzzare le noci e soffriggere in olio con trito di aglio e fegatini. Quando gli ingredienti saranno ben amalgamati aggiungete l’aceto. Otterrete una salsina cremosa da versare sui tranci di pesce riposti nell’insalatiera;
il piatto deve essere lasciato a riposo per almeno un giorno, in modo tale che si possa insaporire a dovere. Servire come antipasto.
Consigli
Per insaporire il soffritto potete aggiungere una piccola cipolla tritata. Se invece avete desiderio di un piatto più ricco, potreste fa friggere i pezzi di gattuccio in abbondante olio.

La battaglia di Solferino e San Martino

Oggi vi propongo un pezzo di E. de Amicis che ci ricorda la battaglia di Solferino e San Martino.

V’era da una parte un possente esercito, famoso per guerre lunghe e ostinate, per tenace saldezza di disciplina, per gagliarda virtù di soldati; percosso già quattro volte dall’avversa fortuna, ma pieno ancora di quella orgogliosa baldanza che viene da una consuetudine antica di prepotenza e d’impero, animato dalla presenza d’un giovane monarca, fierissimamente risoluto ad una riscossa solenne; espertissimo dei luoghi, in luoghi formidabili posto, appoggiato ad altri più formidabili.
D’altra parte, l’esercito che porta scritto sulle sue bandiere: Marengo, Austerlitz, Jenna, Friendland; l’esercito delle memorie meravigliose; i vecchi reggimenti esercitati sulle sabbie africane, ardenti ancora del trionfo di Magenta, belli, impetuosi, audaci, superbi. E accanto a loro un piccolo esercito, condotto da un re valoroso ed amato, bollente dell’ira accumulata da dieci anni, da dieci anni preparato, con cura infaticabile e geloso affetto, a quel giorno. E dietro a questi due eserciti l’eco ancor viva dell’immenso grido di libertà mandato al cielo da Milano redenta, e fresco il profumo dei suoi fiori, e calde le sue lagrime di gratitudine. E dinanzi, al di là dei nemici, al di là dei baluardi, al di là ancora delle terre, lontana, solitaria, circonfusa di mistero gentile e melanconico, un’altra città grande e sventurata, bella di una bellezza familiare all’anima, fin dai primi anni, nelle fantasie dei poeti e dei pittori, sognata da fanciulli, sospirata dai giovanetti, amata poi col palpito delicato e soave dell’amor di patria, e compianta sempre con un sentimento singolare di pietà, come una sorella offesa, Venezia!

Ricordi del 1870 – 71 E. de Amicis

Shardana

Oggi vi voglio proporre un servizio che ho trovato su garkaland, dove viene riproposto il mito dei Guerrieri Shardana, antichi progenitori dei Sardi moderni, l’articolo si propone di portare all’attenzione del pubblico, tra storia reale – mito – leggenda, la storia di questo popolo misterioso.

 Platone parla degli atlantidei e della loro fine ( dovuta ad un maremoto), ma la notizia che supporta la tesi è un’altra informazione del testo di Enoch, secondo cui “Dio, aprì le cateratte”. Quindi si parla di aprire un qualcosa, come una diga, in modo da rilasciare un altro qualcosa. L’apertura incontrollata, se non la distruzione di una diga risulterebbe plausibile e verosimile. Data la conformazione del Mar Mediterraneo, l’acqua si sarebbe spinta da Est verso Ovest e l’unica isola immediatamente dopo le Colonne d’Ercole(Sicilia e Tunisia) è….la Sardegna.
L’isola secondo la descrizone platonica era ricca di metalli preziosi e di sole. Effettivamente in tale regione italiana vi sono innumerevoli giacimenti di metallo(vedi es. miniere del Sulcis) e come ben sappiamo la Sardegna è anche ricca di sole. In quell’epoca gli archeologi ci dicono che esisteva una popolazione chiamata Shardana, popolo antichissimo, forte nella guerra, tanto che molti di questi venivano assoldati come mercenari da molti popoli vicini, come il caso degli egizi per soffocare una rivolta interna del 1351 a.C. epoca di Nefertiti e Amenophe  IV o nella famosissima battaglia di Quadesh dove Ramses II(Egitto) andò in guerra con la sua guardia personale di 200 shardana e altri suoi uomini contro gli ittiti(che a loro volta avevano alcuni mercenari shardana “dal cuore ribelle”).

Venivano chiamati come uomini dei paesi stranieri, delle isole dell’occidente, in grado di navigare come nessun altro, tanto che potevano permettersi grazie alla loro tecnologia e conoscenza di uscire dal Mediterraneo e giungere i posti molto lontani, come l’Africa Centrale e l’Inghilterra(numerosi reperti shardana sono stati ritrovati in accampamenti di popolazioni abitanti queste zone), questo garantiva loro una grande mole di ricchezza. Gli ebrei ed i popoli cananei gli intendono come i popoli del mare, i greci invece come i precursori dei micenei i quali avevano base a Creta(altra civiltà scomparsa misteriosamente). Insomma in quell’epoca i shardana potevano permettersi di essere egemoni nel Mediterraneo(sia orientale che occidentale), ma le caratteristiche in comune con gli atlantidei non finiscono qui. Infatti chiunque sia stato in Sardegna avrà visto sicuramente i nuraghi, grandi torri di pietra formate da enormi blocchi senza alcun tipo di malta o sostanza di congiunzione.
L’idea che uomini che la storia dei banchi di scuola definisce come quasi primitivi per l’epoca avessero potuto costruire cose così grandi e perfette, con il solo aiuto della loro forza fisica è a dir poco sciocco! Il popolo nuragico, da cui derivano i shardana, era molto più antico dei greci e degli egizi, raccontano fonti vediche che conoscevano il segreto della vita, ovvero la forza della “voce”. Secondo questa “voce” i shardana(come i nuragici) potevano spostare enormi blocchi di pietra facendoli levitare letteralmente dalla cava al sito di costruzione.

Dunque una vibrazione che in un certo modo poteva ridurre la densità degli oggetti, in modo da annullarne il peso e permettere la costruzione senza troppi sforzi. Si dice inoltre secondo i veda che fu proprio questa loro conoscenza ad essere la loro rovina, perchè questo potere li avvicinava troppo ad essere delle divinità, così Dio decise di punirli per la loro arroganza. Tornando ai nuraghe, vi siete mai accorti che sono tutti posti e distrutti verso Ovest? E che solo quelli in montagna o in alta collina sono ancora tutti in piedi?
Coincidenza? L’onda anomala provocata dalla distruzione della diga si scagliò con gran forza sulle isole dell’Egeo (Creta compresa), poi proseguì la sua corsa incanalandosi verso Ovest, superando le Colonne e giungendo in Sardegna, invadendo il Campidano per andare a finire oltre la penisola iberica e l’Oceano Atlantico.
Nella storia greca(Plutarco 1400 a.C.) si parla inoltre del popolo degli shardan proveniente da un’isola dell’Ovest,che rapissero le donne ateniesi e che quando venivano catturati ridevano prima di essere giustiziati(riso sardonico: da cui è derivata l’espressione “ironia”). Ironia del destino anche i micenei scomparvero dalla storia, lasciando così libero campo ai greci che finalmente liberi taquero sul loro passato di servitù, ma questa è un’altra storia.