LA COSTRUZIONE DI CARTAGINE

In questo pezzo il Pio Enea ci fornisce una bella immagine dell’operosità dei Tiri.

Intanto percorsero la via, dove mostra il sentiero,
e già salivano il colle, che altissimo sta sopra alla città
e dall’alto prospetta le fortezze dirimpetto.
Ammira la mole Enea, un tempo baracche,
ammira le porte e lo strepito e le pavimentazioni delle vie.
Si impegnano ardenti i Tiri: parte ad alzare le mura,
e costruire la rocca e rotolare con le mani le pietre,
parte a scegliersi il posto per la casa e circondarlo con solco;
scelgono leggi e magistrati ed il sacro senato.
Qui altri scavano il porto, qui altri mettono le fondamenta
profonde ai teatri, scolpiscono dalle rupi
enormi colonne, adeguati ornamenti alle scene future:
quali le api nella nuova estate per i campi fioriti
la fatica (le) stimola sotto il sole, quando fan uscire i figli
cresciuti, o quando stipano i limpidi mieli
e colmano di dolce nettare le celle,
o accolgono i carichi delle arrivanti, o creata una schiera
cacciano dagli alveari i fuchi, razza ignava;
l’opera ferve ed i fragranti mieli profumano di timo.
“Oh fortunati, le cui mura gà sorgono”.
Dice Enea e contempla i frontoni della città.
Si porta, avvolto da nebbia, mirabile ( cosa) a dirsi,
in mezzo, e si mescola agli uomini e non è visto da alcuno.

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