Daniele Del Rio

Oggi per la rubrica dei nuovi ricercatori Italiani vi propongo alcune informazioni sul Prof. Daniele Del Rio.

Daniele Del Rio, 36 anni, è nato e ha studiato a Reggio, al liceo Spallanzani, prima di passare al di là dell’Enza per entrare all’Università di Parma, dove è responsabile di un gruppo di ricerca del dipartimento di Scienza degli Alimenti, svolgendo pure ricerche per l’industria.
«Mi occupo – spiega Daniele – dell’effetto sulla salute di molecole di origine vegetale, note come polifenoli. Siamo convinti che con una sana alimentazione si possa fare un’ottima prevenzione in tema di salute. Ma va anche detto che con il cibo non si guarisce dalle malattie: frutta e verdura possono aiutare a prevenire, ma in caso di malattia le terapie si fanno con i farmaci…».
Il gruppo di Del Rio studia l’effetto di composti presenti in alimenti vegetali, esaminando pure il loro effetto all’interno dell’organismo. «I polifenoli sembrano avere un futuro molto promettente nel contesto della prevenzione – aggiunge –. Ma molto c’è ancora da fare come ricerca, anche perché molto è stato fatto in modo sbagliato in passato. E ora cerchiamo di correggere quegli errori. Troppo facile dire che con certe molecole si può fare terapia senza averle studiate a dovere».

Fonti: Il resto del Carlino.

Il grido di dolore.

Di seguito vi propongo il Discorso della Corona pronunziato da Vittorio Emanuele II il 10/1/1859 conosciuto per la famosa espressione del “Grido Di Dolore”.

Discorso della Corona pronunziato da Vittorio Emanuele il 10/1/1859:
Signori Senatori, Signori Deputati,
la nuova legislatura, inaugurata or fa un anno, non ha fallito alle speranze del Paese, alla Mia aspettazione. Mediante il suo illuminato e leale concorso, Noi abbiamo superato le difficoltà della politica estera ed interna, rendendo così più saldi quei larghi principi di nazionalità e di progresso, sui quali riposano le libere istituzioni.
……
Signori Senatori, Signori Deputati,
l’orizzonte in cui sorge il nuovo anno non è pienamente sereno, non di meno vi accingerete con la consueta alacrità ai vostri lavori parlamentari.
Confortati dall’esperienza del passato, andiamo incontro risoluti alle eventualità dell’avvenire.
Quest’avvenire sarà felice, nostra politica riposando sulla giustizia, l’amor della libertà e della Patria. Il nostro Paese piccolo di territorio acquistò credito nei consigli d’Europa perchè grande per le idee che rappresenta, le simpatie che esso ispira. Giacchè, nel mentre che rispettiamo i trattati, non siamo insensibili al grido di dolore che tante parti d’Italia si leva verso di noi.
Forti per la concordia, fidenti nel nostro buon diritto, aspettiamo prudenti e decisi i decreti della divina Provvidenza.

Società Nazionale Italiana

Nel seguente articolo vi riporto il manifesto politico e la storia della Società Nazionale Italiana.

Società Nazionale Italiana
Credo Politico

La società Nazionale Italiana dichiara:
Che intende anteporre ad ogni predilezione di forma politica o di interesse municipale o provinciale il gran principio dell’indipendenza e unificazione italiana.
Che sarà per la casa di Savoia, finchè la casa di Savoia sarà per l’Italia, in tutta la estensione del ragionevole e del possibile.
Che non predilige tale o tal’altro ministero sardo, ma sarà per tutti quei ministeri che promuoveranno la causa Italiana, e si terrà estranea ad ogni questione interna piemontese.
Che crede all’indipendenza e unificazione italiana sia necessaria l’azione popolare italiana, utile a questa il concorso governativo piemontese.

Torino, 21 febbraio 1858.

La Società nazionale italiana è stata una associazione nata a Torino per iniziativa del patriota veneziano Daniele Manin e del siciliano Giuseppe La Farina con l’obiettivo di fornire un’organizzazione di sostegno al movimento unitario intorno al Piemonte.

L’associazione venne fondata nell’agosto 1857, ed ebbe come presidente Daniele Manin, che tuttavia morì poco dopo (22 settembre 1857), mentre La Farina ne era il segretario. La formazione viene fatta risalire a due lettere di Manin: del 22 gennaio 1856 e del 29 maggio 1856. Dopo la morte del Manin, nel dicembre 1857 ne divenne presidente Giorgio Pallavicino Trivulzio, in passato portavoce di Daniele Manin in Piemonte, e come vicepresidente onorario Giuseppe Garibaldi. Il vero ispiratore dell’associazione era giudicato il conte di Cavour. Anche a causa della crisi del partito d’azione mazziniano, la Società nazionale si diffuse in tutta Italia, clandestinamente nella maggior parte degli stati preunitari italiani e alla luce del sole nel Regno di Sardegna. Ebbe un ruolo rilevante nel preparare la Spedizione dei mille e fornirvi supporto nel corso della stessa. Raggiunta l’unità d’Italia(1861) l’associazione declinò lentamente, in quanto il programma dell’associazione era stato fatto proprio dal governo italiano, e nel 1862 l’associazione venne sciolta.

Nella dichiarazione costitutiva della Società veniva affermata la necessità dell’unificazione e dell’azione popolare, ribadito il principio dell’indipendenza italiana, e si identificava il mezzo per raggiungere questi obiettivi nell’appoggio a casa Savoia.

Fonte: Wikipedia.

Le Tombe dei Giganti – Sardegna

Alcuni dicono che si tratta delle tombe dei giganti che in un lontano passato hanno camminato sulla Terra. Inoltre, le lapidi sarebbero resti del leggendario continente perduto di Atlantide. Chi ha costruito queste enigmatiche strutture? E per quale scopo? Sono state usate come fosse comuni? Ci sono ancora molte domande senza risposta riguardanti le Tombe dei Giganti in Sardegna.

Le tombe dei giganti (tumbas de sos zigantes / is gigantis) sono monumenti costituiti da sepolture collettive appartenenti al periodo dei nuraghi(duemila anni prima di Cristo) e presenti in tutta l’isola. Sono delle costruzioni a pianta rettangolare absidata, edificate mediante dei monoliti di pietra di grandi dimensioni conficcati nella terra.

Questi particolari sepolcri consistono essenzialmente in una camera funeraria lunga sino a 30 metri e alta sino a 3 metri. In origine l’intera struttura veniva ricoperta da un tumulo somigliante più o meno ad una barca rovesciata. La parte frontale della struttura è delimitata da una sorta di semicerchio, quasi a simboleggiare le corna di un toro, e nelle tombe più antiche, al centro del semicerchio è posizionata una stele alta in alcuni casi fino a 4 metri, finemente scolpita e fornita di una piccola apertura alla base che – si suppone – veniva chiusa da un masso.

Nel corso dei secoli la tomba dei giganti mantenne inalterata la pianta a protome taurina o a nave capovolta, ma per la sua costruzione furono progressivamente applicate le tecniche architettoniche impiegate nello sviluppo di pozzi sacri e nuraghi. Il primo tipo di tomba dei giganti è il cosiddetto “tipo dolmenico” dotato della tipica stele centinata raramente monolitica e più sovente bilitica. Successiva a questa tipologia è il tipo a filari con esedra non più caratterizzata dalla presenza della stele e delle ali dell’esedra con massi conficcati a coltello, ma di una muratura a filari orizzontali; in questo caso i massi sono lievemente squadrati. La successiva evoluzione consiste nella applicazione della isodomia rilevata già in vari nuraghi e pozzi sacri. A questa tipologia appartengono due sottotipi: la tomba con portello centrale architravato e la tomba con portello ricavato in una lastra trapezoidale.

I membri della tribù, del clan o del villaggio, venivano a rendere omaggio ai morti della comunità, senza distinzione di rango, senza particolari privilegi e senza apportare offerte di valore. Col tempo sono state utilizzate come ossari nei quali depositare le spoglie dei defunti una volta che queste erano divenute degli scheletri. Molto probabilmente venivano scarnificate prima della sepoltura (sono state rinvenute tracce di questa pratica sulle ossa), e venivano seppellite quando raggiungevano un numero consistente. I culti legati alle tombe di giganti sono da collegarsi al dio Toro e alla dea Madre e, secondo alcune ipotesi, la forma della costruzione richiama sia ad una testa bovina sia ad una partoriente (la morte era infatti legata alla nascita secondo il principio della rinascita).

Secondo alcune leggende, prima dell’arrivo della civiltà nuragica, questi sepolcri ospitavano i resti di uomini giganti potenti che vivevano nella zona, idea in gran parte dovuta alla dimensione massiccia delle pietre utilizzate, alcune delle quali raggiungono l’altezza di 30 metri. Tuttavia, nessun resto di esseri umani giganti è mai stato trovato nelle tombe.

La tomba di Coddu Vecchiu è il sito più enigmatico, dato che poco si sa circa i rituali che venivano celebrati nel sito, o il simbolismo che veniva evocato. Alcuni ritengono che le tombe erano considerate come dei portali verso l’aldilà, una sorta di passaggio dal mondo fisico a quello spirituale.
I Nuragici costruivano le tombe su siti creduti fortemente geo-energetici: le lastre venivano disposte in posizione semicircolare, in modo da allinearsi con le linee energetiche della Terra e avevano la capacità di catturare e amplificare questa geo-energia.

Il malato veniva adagiato sulle pietre per ottenere la guarigione dall’energia positiva che emana la zona. Tale forza si credeva potesse beneficiare anche i morti, aiutandoli nel processo di separazione dell’anima spirituale dal corpo fisico.

Dunque, le Tombe dei Giganti offrono un interessante spaccato sui rituali delle antiche civiltà, ma non forniscono molte altre informazioni oltre al fatto di essere state usate come tombe: esse sembrano offrire più domande che risposte.

Fonti principali Wikipedia.