Venezia resisterà agli Austriaci.

In questo pezzo troverete la dichiarazione da parte dell’Assemblea dei Rappresentanti dello Stato di Venezia di resistere ad ogni costo all’assedio Austriaco.

L’Assemblea dei Rappresentanti dello Stato di Venezia In nome di Dio e del Popolo
Unitamente
Decreta
Venezia resisterà all’Austriaco ad ogni costo.
Venezia, 2 aprile 1849

Da le Assemblee del Risorgimento. Venezia, 1849

Atti della Repubblica Romana.

Nel seguente articolo troverete i principi fondamentali della costituzione romana.

Promulgazione della costituzione.

A mezzogiorno del 3 luglio dalla loggia del Campidoglio fu promulgata la Costituzione della Repubblica Romana, tra i plausi e gli evviva alla Repubblica.

Dai Principi fondamentali
I) La sovranità è per diritto eterno nel popolo. Il popolo dello Stato romano è costituito in Repubblica.
II) Il regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà né privilegi di nascita o di casta.
III) La Repubblica con le leggi e con le istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni materiali e morali di tutti i cittadini.
IV) La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli, rispetta ogni nazionalità, promuove l’Italiana.

Da le Assemblee del Risorgimento. Roma, 1849

Prima guardia

In Italia negli ultimi tempi è iniziato un dibattito sulla necessità/utilità di re-introdurre una sorta di servizio civile obbligatorio per le nuove generazioni; la mia opinione al riguardo è a favore dell’introduzione di questo tipo di servizio che esso sia civile o militare perchè porta al completamento della formazione del cittadino, sempre che sia molto limitato nel tempo. Invece non sono d’accordo sul fatto che sia obbligatorio perchè anche la cosa più bella del mondo se ti obbligano a farla contro la tua volontà diventa la cosa più brutta, quindi sarebbe giusto trovare delle soluzioni che incentivano a farlo tanto da non poter rifiutare, ma lasciando comunque l’ultima decisione al ragazzo. Di seguito pubblico il testo della canzone dei Litfiba “prima guardia” a testimonianza di quello che provavano molti dei ragazzi che fino agli anni 90 erano obbligati a fare la naja, che magari in seguito ricordano quel periodo come uno degli anni più eccitanti mai passati, ma durante sentivano tutto il peso di un anno portato via senza poter opporsi.

Prima guardia

Torri come pere il silenzio è già passato
nei corridoi resta il fumo della prima guardia
Uomo col fucile il nemico è la tua naia
Sei prigioniero e resti solo a difenderti dal freddo
Nuoto nel nero dove sfioro le tue mani
Poi apro gli occhi steso in aria è la prima guardia
Esplode il mondo e resto solo dalle mani nasce un fiume

L’alba è un miraggio che m’esplode dentro
Mi scuserai se parlo una lingua diversa
Un anno è un secolo 365 croci
E la tua privazione mi taglia la testa

Uomo col fucile prigioniero della tua bandiera
Corri in tondo testa in fumo è la prima guardia
Torri come pere ma il nemico non esiste
Esplode il nulla e resto solo a difendermi dal buio

Grido l’allarme che m’esplode dentro
Perchè noi siamo al mondo problemi diversi
Un anno è un secolo 365 croci
E la tua privazione mi taglia la testa
Avevo una testa

Un anno è un secolo 365 croci
E la tua privazione mi taglia la testa
Grido l’allarme che m’esplode dentro
Perchè lo so che siamo problemi diversi
Lingue diverse

Trasforma il tuo fucile in un gesto più civile

Litfiba

Ingresso dei Francesi a Roma.

Nel pezzo seguente E. Dandolo ci descrive i sentimenti del popolo di Roma nei momenti subito prima e durante l’ingresso dei francesi in città.

Cresceva in città l’incertezza e la confusione. Turbe di popolani si aggiravano per le vie chiedendo con grida sinistre si continuasse la guerra; la maggior parte in un disdegnoso silenzio si preparava a sobbarcarsi all’antico giogo. Ma non una barricata fu abbattuta, non un posto di guardia nazionale sguernito, non un magistrato abbandonò il suo posto. Le deputazioni al campo su succedevano, e non si concludeva nulla. Finalmente con atto magnanimo furono spalancate le porte della città, consegnate le truppe in quartiere, e a quell’esercito, che veniva annunziandosi liberatore, rispose l’assemblea che, cedendo alla forza, Roma non resisteva più: compissero i Francesi il loro triste mandato.
La stessa mattina Garibaldi, adunata in piazza San Pietro la truppa ed i volontari, invitò chi non volesse deporre le armi a seguirlo. Annunziava ch’ei correva a gettarsi sulle montagne, non promettendo nulla, eccetto fame, sete, pericoli e combattimenti. Quattromila uomini si riunirono a lui; ed egli uscì dalla porta San Giovanni in Laterano, avviandosi alla volta di Tivoli. Nessuno ignora la fine dell’avventata sua spedizione, non ultimo miserando episodio di una istoria ancora più miseranda.
Il giorno 3 luglio alle quattro pomeridiane l’esercito francese faceva ingresso nella città soggiogata. Tutte le vie erano deserte, chiuse le imposte e le porte; un tetro silenzio regnava dapertutto. Nell’affacciarsi a Piazza del Popolo “ritornato a libertà”, s’arrestarono stupefatti all’aspetto di quella città, si minacciosa ancora nel suo silenzio. Fu dato ordine che si mettessero i cappellozzi sui fucili e, preceduti da forte avanguardia, al passo di carica entrarono 12 mila uomini. Nel medesimo momento la costituzione della Repubblica romana veniva con gran pompa pubblicata dal Campidoglio, in presenza di tutta l’Assemblea e di gran folla di popolo.

Da E. Dandolo: I volontari e i bersaglieri lombardi