La sconfitta.

In questo brano C. A. Vecchi ripercorre gli ultimi momenti della sconfitta dell’esercito sabaudo presso Novara.

Il nemico profittava della della inettezza del generale. Il IV corpo d’armata, forte di 14 battaglioni, e tutta la riserva, piombano sul centro dei regi.
I bersaglieri non cedono terreno, molti i feriti, moltissimi i morti, quei della Valtellina, di recente formati e che facevano parte della brigata Solaroli, parevano soldati di lunga disciplina, e usi da gran tempo a quei micidiali combattimenti. Tanto può negli umani petti l’amore santo della libertà e della indipendenza della patria! Ed ecco Carlo Alberto accorrere di bel nuovo per sostenere i difensori di un campo sì ostinatamente conteso. Ma vi giungeva quando il nemico penetrava già nel villaggio. Ormai disperata era l’impresa, pur si vuole tentare l’ultimo sforzo. E il duca di Genova, alla testa di tre battaglioni raccozzati alla meglio, vi si dirige a piedi – già due cavalli erano morti sotto di lui e un terzo ferito – accennando con la voce e con l’esempio. Un fuoco terribile di artiglieria e moschetto semina la morte nelle file ed obbliga i soldati a ritorcere il passo. Quello fu il segno dello sbandamento generale. Il disordine è a non dirsi, nessuno ode più la voce dei capi, la confusione si radoppia nella fuga, come la neve nelle valanghe. Le truppe in folla entravano in Novara, sfinite,ansimanti, annacquate: i traini, le ambulanze, i cavalli, tutto insieme con esse, spingendosi, schiacciandosi, perchè ognuno voleva essere primo a salvarsi. Carlo Alberto fu l’ultimo.

C. A. Vecchi

Getsémani

Qui vi propongo per il giovedì Santo uno dei pezzi del vangelo di Marco che preferisco in quanto l’autore riesce a farci pervenire tutta l’umanità di Gesù, dalla paura per la sua vita al coraggio di immolarsi per la sua missione.

26 Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. 27 Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto:
Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse.
28 Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». 29 Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». 30 Gesù gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». 31 Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.
32 Giunsero a un podere chiamato Getsémani ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». 33 Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. 34 Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». 35 Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. 36 E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». 37 Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? 38 Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 39 Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. 40 Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. 41 Venne per la terza volta e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. 42 Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
43 E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44 Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». 45 Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò. 46 Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. 47 Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. 48 Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. 49 Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!».
50 Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono.

Canzone per un’amica

Oggi cade un triste anniversario per me e per tutti i miei amici, sono quattro anni che è scomparsa una nostra cara amica con il suo pargolo di 10 mesi, mi piace ricordarla con una canzone, ciao Manu, ciao Leo.

Canzone per un’amica – Francesco Guccini

Lunga e diritta correva la strada, 
l’auto veloce correva
la dolce estate era già cominciata, 
vicino a lei sorrideva.
Forte la mano teneva il volante, 
forte il motore cantava
non lo sapevi che c’era la morte 
quel giorno che t’aspettava. 

Non lo sapevi che c’era la morte, 
quando si è giovani è strano
poter pensare che la nostra sorte 
venga e ci prenda per mano. 

Non lo sapevi ma cosa hai pensato 
quando la strada è impazzita
quando la macchina è uscita di lato
e sopra un’altra è finita. 

Non lo sapevi ma cosa hai sentito 
quando lo schianto ti ha uccisa
quando anche il cielo di sopra è crollato 
quando la vita è fuggita. 

Dopo il silenzio soltanto è regnato 
tra le lamiere contorte
sull’autostrada cercavi la vita 
ma ti ha incontrato la morte. 

Vorrei sapere a che cosa è servito 
vivere, amare e soffrire
spendere tutti i tuoi giorni passati
se presto hai dovuto partire. 

Voglio però ricordarti com’ eri, 
pensare che ancora vivi
voglio pensare che ancora mi ascolti
e come allora sorridi.

F. Guccini.

LA TRAGEDIA – L’incidente stradale si è verificato mercoledì mattina a Macchiareddu, tra Uta e Assemini. Manuela Tuveri, 32 anni, era alla guida di una Renault Megane Scenic. Sul sedile posteriore c’era il suo bambino di 10 mesi, le cui condizioni ancora oggi appaiono disperate.
Intorno alle 10 e 30 lo schianto fatale contro un tir. “Non ho potuto fare nulla per evitare lo scontro”, ha detto il conducente del camion, un rumeno di 28 anni. I due mezzi sono poi finiti in cunetta. I vigili del fuoco hanno dovuto lavorare per ore prima di riuscire a estrarre dalle lamiere accartocciate il corpo della giovane mamma, morta sul colpo.
tratto dall’unione sarda

Inettitudine del generale Czarnowsky.

In questo pezzo C. A. Vecchi ribadisce l’inettitudine del generale Czarnowsky che porterà l’esercito piemontese alla sconfitta nella battaglia di Novara e al conseguente fallimento della prima guerra d’indipendenza con l’abdicazione del re di Sardegna Carlo Alberto.

La vittoria pareva arridesse propizia ai destini d’Italia. E nostro sarebbe stato il finale trionfo se il generale Czarnowsky avesse saputo afferrare il momento propizio in cui gli imperiali muovevano in dirotta. Napoleone ha detto che in ogni battaglia vi è un quarto d’ora che allieta le sorti del capitano il quale sappia trarne profitto. Il generale scelto dal re, invece di agire con audacia, si tenne sulla difensiva, e solo si concertò di mandare al fuoco metà delle forze di cui disponeva, ma interpolatamente, nello scopo di rimare saldo nella posizione della Bicocca.

C. A. Vecchi

L’onore piemontese.

Qui C. A. Vecchi ci riferisce di un’altro aneddoto accaduto durante la battaglia di Novara del 1849.

Il D’Aspre, vedendo respinti i suoi dai casolari vicini, e fatti molti prigionieri, ordina alla riserva di avanzare e si porta egli stesso al centro della sua cascina, la Cittadella, la quale è persa più volte e più volte ripresa, in seguito, dal 23° di linea. I savoiardi non possono tener fronte ai ripetuti attacchi e piegano. Il duca di Genova accorre ma la Bicocca è in potere degli Austriaci. La brigata Piemonte ciononostante si avanza, il generale Passalacqua marcia alla sua testa gridando: “Viva l’onore piemontese!”.
Ritolte parecchie posizioni e presi due o trecento prigionieri, cade trafitto nel petto da tre palle nemiche. La Bicocca viene ritolta, quindi riperduta, e ripresa, in seguito, dal 13° di linea.

C. A. Vecchi

Pisci a scabecciu

Oggi vi propongo una ricetta molto gustosa della Sardegna, su pisci a scabecciu, ovvero pesce in agrodolce, il segreto di questa ricetta sta nel trovare il giusto equilibrio tra l’agro dell’aceto e il resto degli ingredienti del sugo. Molto importante lasciare riposare nel sugo i pesci per un po’ di tempo in modo che il sapore del sugo possa essere assorbito dalle carni del pesce. Buon appetito.

Ingredienti per circa 6 persone:

4 muggini
4 merluzzi
4 anguille medio-grosse
olio extra vergine d’oliva
una cipolla
farina e semola fine  quanto basta ma nella stessa misura
2 spicchi d’aglio
un mazzetto di prezzemolo
2/3 cucchiai di pangrattato
una tazza di vino bianco
una tazza di aceto bianco
una foglia d’alloro
sale e pepe quanto basta

Pulire, lavare,tagliare a tranci e asciugare con cura i pesci. Miscelare la farina con la semola fine e con questa infarinare i pesci. Friggerli poi in un tegame con abbondante olio caldo finché saranno dorati. Asciugarli dall’unto della frittura e metterli in un piatto da portata.
Per la salsa, fatte rosolare in un tegame la cipolla, aggiungete poi il prezzemolo e l’aglio tritati, il pangrattato, l’alloro, il sale e il pepe. Mescolate bene, aggiungete l’aceto e il vino bianco e fate evaporare.
Quando la salsa sarà densa versarla sul pesce fritto e far raffreddare il tutto in un luogo fresco.
Questo piatto si gusta dopo un paio d’ore o meglio ancora il giorno dopo.

Vino consigliato Argiolas Costamolino.

Note sul vino:
Costamolino
Costamolino è un vino bianco a Denominazione di Origine Controllata – Vermentino di Sardegna, ottenuto da uve Vermentino.
Vino di colore paglierino con riflesso leggermente verdognolo. Il suo bouquet è sottile, intenso e delicato, con buon aroma primario e secondario. Gusto fresco, secco ed asciutto, sapido con gradevole delicatezza e finezza. Si abbina perfettamente con il gusto forte e deciso del piatto. Si consiglia di servire alla temperatura di 9-11 °C. in calici di media ampiezza senza svasatura.