Novara 1849

Di seguito troverete la ricostruzione di un fatto avvenuto durante la prima guerra di Indipendenza, qui C. A. Vecchi ci riferisce le ultime commoventi parole di un comandante dell’esercito Piemontese al proprio re.

Il generale (austriaco) d’Aspre, impetuoso com’era e non calcolando giammai il nemico che aveva da combattere, giunto appena sul luogo dell’azione, comincia l’attacco. Erano le 11 del mattino. I nostri rispondono al fuoco dei tirolesi con qualche vantaggio. Ma i bersaglieri – nuovi coscritti, organizzati quasi al momento di entrare in campagna, e per conseguenza non ancora ben istruiti nelle loro evoluzioni – dimentichi della fama acquistata dai loro compagni nel 48 sulle pianure lombarde, indietreggiano e pongono nello sgomento la brigata Savona, che sino allora combatteva con tanto valore e che cominciava a mancare di munizioni. Quella di Savoia, capitanata dal generale Mollard, ne prende il posto cantando la marsigliese ed acclamando il re. Ed ecco il generale Perrone, riordinate alla rinfusa le compagnie della sua brigata, ritorna con esse e con molti ufficiale armati degli archibugi dei soldati, sul posto d’onore, dirigendone i fuochi come un semplice capitano. In quella una palla di moschetto gli rompe un frontale del cranio e lo stramazza giù dal cavallo. Fattosi trasportare alla presenza del re:” Sire”, gli dice, “offersi a voi e all’indipendenza del mio paese gli ultimi giorni del viver mio. Ora il mio dovere è compiuto”.

Da Candido Augusto Vecchi: l’Italia. Storia di due anni. 1848-1849

Note storiche tratte da Wikipedia:

La battaglia di Novara (23 marzo 1849) fu lo scontro decisivo della Prima guerra d’indipendenza italiana durante il Risorgimento e si concluse con la completa vittoria dell’esercito austriaco guidato dal maresciallo Josef Radetzky contro l’armata piemontese comandata dal generale polacco Wojciech Chrzanowski. È conosciuta anche come battaglia della Bicocca, dal nome del sobborgo sud-est di Novara, dove si combatterono gli scontri più importanti.

La battaglia fu combattuta al termine della breve seconda fase della guerra; la campagna fu caratterizzata inizialmente dall’offensiva austriaca a sorpresa attraverso il Ticino e dalla sconfitta piemontese nella battaglia di Mortara. L’esercito piemontese, dopo questi insuccessi, fu quindi concentrato a Novara dove venne attaccato il 23 marzo 1849 solo da una parte dell’esercito austriaco. A causa dell’indecisione e di gravi errori del comando dell’esercito piemontese, il maresciallo Radetzky ebbe il tempo di concentrare progressivamente tutte le sue forze a Novara e, disponendo di una chiara superiorità numerica locale, poté sconfiggere e costringere alla capitolazione l’armata avversaria.

Nella notte stessa della battaglia il re di Sardegna Carlo Alberto, presente sul campo, decise di abdicare e fu il figlio Vittorio Emanuele II a concludere il 24 marzo 1849 un armistizio definitivo con il maresciallo Radetzky.

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